Vergogna!


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E a questa vergogna occorre aggiungere l’altra vergogna per la situazione che viviamo a livello politico nel nostro paese. Si è giunti a parlare di pacificazione, là dove prima devono essere dette le parole giustizia, uguaglianza, legalità, senza il prevalere di interessi personali e di gruppi che contraddicono gravemente il bene comune. La declinazione della pace è doverosa e legittima quando è frutto della giustizia. Sì, la barbarie è avanzata a grandi passi nella nostra società e all’orizzonte continuano, senza troppi disturbi, manovre per una possibile tirannia in un assetto democratico debole. Vergogna!

Ma, ohimè, questa vergogna noi la ribaltiamo sugli altri, anziché patirla in noi stessi. La vergogna la facciamo provare agli altri: innanzitutto proprio agli immigrati e quindi ai poveri che bussano alle porte dell’occidente o vivono tra di noi. Colpevolizziamo e criminalizziamo il povero in quanto povero perché – come scrive Martha Nussbaum – “i poveri vengono abitualmente evitati e indotti a vergognarsi, vengono trattati come persone di scarso valore”. La loro povertà è stigma di una malattia contagiosa: criminalizzando una condizione personale (la clandestinità), chiediamo a molti stranieri di nascondersi, di vergognarsi, di scomparire. Senza accorgercene abbiamo assunto – dice papa Francesco – “la cultura dello scarto”. Valgono ancora per noi le parole scritte da Henry Fielding in un memoriale del 1753: “La sofferenza dei poveri è notata meno dei loro reati, e per questo riduce la nostra pietà nei loro confronti. Periscono di fame e di freddo in mezzo a noi, ma gli occhi dei benestanti li vedono soltanto quando chiedono l’elemosina, quando rubano e quando delinquono”.

Sì, come uomo e come cittadino provo vergogna!

Enzo Bianchi