Quello scandalo della doppia vita

 

Resta tuttavia vero che acconsentire al male, non operando secondo quel che si pensa con una retta coscienza, conduce poco per volta anche a pensare conformemente a come si agisce. Da qui la possibilità della doppia vita: si appare buoni ma in realtà si è addirittura corrotti, si ruba agli altri non pagando le tasse, non contribuendo al bene comune e poi si fanno doni alla chiesa. Nel vangelo c’è una parola di Gesù estremamente chiara: “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. In obbedienza alla volontà del suo Signore, il cristiano riconosce lo stato, anzi è leale verso di esso e per questo deve pagare le tasse, dando allo stato ciò che gli compete affinché sia possibile la polis; nello stesso tempo, dà a Dio la sua adorazione, il culto secondo il Logos, offrendogli tutta la sua vita. E se è vero che il cristiano può fare obiezione di coscienza di fronte a qualsiasi autorità politica o ecclesiale, se queste gli comandano ciò che è male per la sua coscienza e per il vangelo che la ispira, tuttavia sempre il cristiano prega per le autorità, riconosce l’autorità legittima e mostra la sua appartenenza alla società pagando le tasse puntualmente, nella convinzione di partecipare così al bene comune. Le tasse sono un debito e i debiti vanno onorati.

Per quanti invece agiscono con una doppia vita – finendo per dare a Dio ciò che spetta a Cesare! – la conversione è difficile, perché il loro peccato è nascosto, camuffato: esibiscono addirittura l’immagine del benefattore, ricevendo la stima e il consenso della gente. Se poi costoro sono uomini di chiesa, con una funzione in essa che li costituisce suoi rappresentanti, nasce lo scandalo… Gesù ha detto che è necessario che avvengano scandali in modo che il peccato sia manifesto e il peccatore provi vergogna e senta il bisogno di pentirsi. Non è vero, infatti, che noi detestiamo i peccati: in realtà li detestiamo solo se fanno male alla salute o se vengono scoperti. Se invece non danneggiano la salute o restano nascosti agli altri, allora li custodiamo con cura. Per questo Gesù ha detto che chi è riconosciuto pubblicamente come peccatore – le prostitute, i pubblicani… – precede gli uomini religiosi nell’accogliere il regno di Dio.

Pubblicato su: La Repubblica