Quello scandalo della doppia vita

 

Ora, in tutte le culture si sono sempre denunciati tre interdetti assoluti: l’omicidio, attentato alla dignità dell’altro; l’incesto, tentativo di possesso dell’altro; la menzogna, negazione della possibilità di vivere insieme e dunque della società, unica possibilità di umanizzazione. L’ipocrisia, la corruzione nascosta è intrisa di questa menzogna e crea una condizione di intoccabilità rendendo certe persone venerate e applaudite, soprattutto  oggi, in una cultura dello spettacolare, dell’apparire in cui non si è più esercitati a vedere in profondità, ma si resta affascinati dal luccichio della vernice e non si scorge la putredine sottostante.

Le parole del papa in merito sono dure, contengono un giudizio per chi “fa finta di essere cristiano e ha una doppia vita”: costui compie il male, anche se appare come benefattore della chiesa perché dona beni e denaro rubato ai poveri o allo stato, cioè alla società. La voce del papa riprende gli ammonimenti durissimi dei padri della chiesa: “Ascoltate, voi tutti che pensate di fare del bene con denaro e ricchezze frutto di ingiustizia e di frode: Cristo non vuole essere nutrito con il frutto dell’ingiustizia”, proclamava Giovanni Crisostomo; e Gregorio di Nissa gli faceva eco: “Non dare a un povero del pane impastato con i singhiozzi dei lavoratori da te sfruttati!”.

Papa Francesco predica sì la misericordia, ma non persegue alcuna eresia “bonaria”: annuncia la grazia caro prezzo, le esigenze radicali del vangelo. Certo, non è tentato dall’intransigenza contro la società e il mondo attuale, perché sa che Dio ama questo mondo-umanità tanto quanto condanna il mondo come assetto di potere, ingiustizia, falsità. È questo che Francesco chiama mondanità; è questa mondanità che Gesù ha condannato con forza e per la quale ha chiesto di non pregare.

la Repubblica, 14 novembre 2014
di ENZO BIANCHI

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