Quando la violenza viene in nome di Dio

Roma, Fontana Mignanelli (particolare)
IGOR MITORAJ, Volto
La Stampa
22 novembre 2013
di ENZO BIANCHI
La rivelazione biblica si preoccupa del cuore umano e cerca di renderlo nonviolento. Perché è dal cuore che escono le intenzioni violente e omicide

La Stampa, 22 novembre 2013
di ENZO BIANCHI

Esiste un rapporto cruciale tra la violenza e l'altro. Solo un radicale rinnovamento nella comprensione della “verità” può aiutare a vedere nell'altro – nel diverso da me per cultura, religione, etnia, cultura, etica – non qualcuno da demonizzare, escludere o convertire, ma qualcuno con cui entrare in relazione per conoscerlo, per dialogare e apprendere da lui, per discernere quei semi del Logos che un'antichissima dottrina cristiana dice diffusi in ogni essere umano e in ogni cultura e tradizione religiosa. Il Dio rivelato da Gesù Cristo non è forse il Dio che ha creato ogni essere umano a sua immagine e somiglianza? L'altro, allora, è occasione di comunione, non di esclusione. Il vangelo ci critica e ci giudica quando – come è avvenuto a più riprese anche nella storia cristiana – ci costruiamo noi stessi il nemico mutando l'alterità in occasione di inimicizia.

Si pensi a quella trasformazione di un'alterità parziale in alterità assoluta che è alla radice della “creazione” dell'eretico e della sua demonizzazione che lo rende un nemico da condannare, estirpare, eliminare. Il cristiano dovrebbe rimettersi, nella valutazione della violenza esercitata in nome di Dio dai cristiani nella storia, a quei due giudici che sono il vangelo eterno e la storia. Anche nel ripensamento critico del proprio passato in atto nella chiesa cattolica a partire da papa Giovanni, più che lasciarsi andare a giudizi sommari e astorici o a frettolosi “mea culpa” e attestazioni di rincrescimento – in realtà più simili a tentativi di rimozione che non autentiche assunzioni di responsabilità – occorre immettersi anzitutto nella faticosa e lunga opera della conoscenza storica. Questa è il primo antidoto per superare quelle che oggi ci appaiono come laceranti e insopportabili contraddizioni di ideali e comportamenti evangelici.

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