Caro Diogneto - 2

JESUS, febbraio 2009
di ENZO BIANCHI
L’anomalia cristiana appare dunque dove il Vangelo si oppone alla necessitas imposta da qualsiasi potere mondano

 

JESUS, febbraio 2009

Le parole di Gesù “Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (Mt 22,21) sono parole forti, decisive e profetiche. Tuttavia va riconosciuto che nella storia dei due millenni cristiani questa distinzione è stata raramente rispettata e realizzata. Oggi, pur con grande fatica e forti contraddizioni, sembra essere accettata, almeno come principio, dalla chiesa e dalla società. Ma va anche detto che questa sentenza da sola non è sufficiente a dirimere la delicata questione della presenza e dell’azione del cristiano, come singolo e come comunità, nella società.

In verità, tutto il messaggio di Gesù resta profetico, soprattutto in merito alla relazione tra potere politico e religione o, meglio, annuncio del Vangelo. Gesù si colloca sì nella tradizione dei profeti dell’Antico Testamento – sovente dissidenti rispetto al potere del re e alla sua facile alleanza con il sacerdozio, il potere religioso – ma va oltre, rifiutandosi di iscrivere la sua azione nel registro della politica e risalendo invece all’ “in principio” del messaggio profetico: la fedeltà alla volontà di Dio e alla sua parola e, quindi, la lotta contro gli idoli antichi e nuovi, idoli che da sempre non sono soltanto un falso teologico – un’immagine falsa di Dio – ma innanzitutto un falso antropologico, un’immagine distorta dell’uomo, una fonte di alienazione.
Scegliendo deliberatamente la via messianica come illustrata nel racconto delle tentazioni nel deserto, Gesù denuncia i miraggi della politica, così come più tardi rifiuterà esplicitamente la proposta delle folle a farlo re. Nella sua predicazione annuncia un regno che non è di questo mondo, che non si difende con le stesse armi, che non sopprime e non sostituisce i regni e i governi umani esistenti ma li relativizza, mettendo davanti a loro la possibilità di una comunità umana autentica che vuole avere come valori il servizio reciproco, l’amore fraterno, la condivisione dei beni, la riconciliazione, il perseguimento della giustizia e della pace con tutti.


Questa è la differenza cristiana che può essere riassunta dalle parole di Gesù: “Voi però, non così!” (Lc 22,26), cioè nel costruire la communitas humana comportatevi diversamente da come si agisce nel mondo, da come fanno tutti nell’esercizio del potere. Gesù non vuole che i suoi discepoli escano dal mondo e nemmeno che costituiscano una comunità che, stando nel mondo, si situi “contro”, in una logica di concorrenzialità, di conflitto e contrapposizione, ma una comunità portatrice di un messaggio “altro”, capace di inoculare diastasi di vita, di umanizzazione e di migliore convivenza, una comunità convinta che niente è più umano di ciò che è cristiano e che il cristianesimo o è umanizzazione o non è: senza questa attenzione radicale all’essere umano vi è il rischio di vanificare il mistero stesso dell’incarnazione e della redenzione.


Da questo discende una concezione cristiana della politica che – per usare le parole di Paul Valadier – è eversiva e può talvolta essere a-normale, nel senso che si distacca da ciò che nella storia è secondo la norma, è vincente e più facilmente attestato. Nella storia, di fatto , religione e politica sono sovente andate di pari passo, l’una a sostegno dell’altra, in un legame che è stato di connivenza e anche di complicità: si pensi solo alla res publica romana, in cui la religione costringeva i cittadini alla devozione all’imperatore, o all’epoca costantiniana che dal iv secolo è giunta in forme diverse fino al xix secolo, o ancora al potere temporale accordato ai papi, al cesaropapismo prevalente nel mondo ortodosso, agli stati confessionali nelle aree di diffusione della riforma protestante... Ma la fede cristiana urta contro tale concezione perché pretende di avere principi irrinunciabili e non negoziabili nella vita personale del credente e in quella della comunità cristiana: il perdono e l’amore del nemico, il ripudio della guerra, la difesa degli ultimi, la dignità di ogni persona vivente, l’accoglienza degli stranieri…

L’anomalia cristiana appare dunque dove il Vangelo si oppone alla necessitas imposta da qualsiasi potere mondano. Certo, la relazione tra politica e fede cristiana non è mai risolta definitivamente, non è mai statica: ma questo è lo spazio della profezia, ossia di una parola liberante e umile capace di essere solidale con i fratelli e le sorelle in umanità, a servizio della loro libertà e della loro umanizzazione.

Enzo Bianchi