Etica pubblica


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FAMIGLIA CRISTIANA, novembre 2010
di ENZO BIANCHI
Ora, sull’etica di comportamento di persone investite dell’esercizio dell’autorità pubblica, la sensibilità e la coscienza di ogni singolo cittadino ha il diritto e dovere di esercitare il proprio giudizio, come e forse più ancora che sui concreti atti di governo

FAMIGLIA CRISTIANA, novembre 2010

“Merita il potere solo chi ogni giorno lo rende giusto”. In questi tempi avvertiamo come non mai la verità della massima profetica di Dag Hammarskjöld, il segretario generale dell’ONU morto ormai cinquant’anni or sono. Nelle società democratiche il potere è conferito e limitato attraverso precise regole e chi lo esercita ha un’autorità ben definita ma, mentre l’autorità di chi accede al potere dipende dal rispetto delle norme stabilite, la sua autorevolezza dipende unicamente dal modo in cui il potere è esercitato. Auctoritas, infatti, significa innanzitutto “far agire”, attraverso decisioni, disposizioni, consigli, esempi, parole...  In questo senso chi esercita un’autorità pubblica ha una responsabilità etica legata ai suoi comportamenti, anche privati: non solo essi non possono contraddire la legge e il diritto dello stato, ma neanche ci si può sbarazzare di coerenza, trasparenza, correttezza, lealtà in nome di un “fare” che trascura il “come” dell’agire di una persona, anche in quegli aspetti privati che deliberatamente o inevitabilmente diventano di dominio pubblico. Il potere lo si rende giusto ogni giorno non basandosi sulla legittimità dell’acquisizione ma usandolo al servizio della giustizia e del bene collettivo.

Ora, sull’etica di comportamento di persone investite dell’esercizio dell’autorità pubblica, la sensibilità e la coscienza di ogni singolo cittadino ha il diritto e dovere di esercitare il proprio giudizio, come e forse più ancora che sui concreti atti di governo. Anche il cristiano, pur non giudicando il peccatore né escludendolo dalla misericordia, tuttavia non viene meno al discernimento critico sulle azioni concrete, se sono giuste o sbagliate, buone o malvagie. Giovanni Battista non rimproverò a Erode il suo malgoverno, bensì un comportamento privato eticamente riprovevole: “Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello!”. E la stessa voce profetica del “più grande tra i nati di donna” verrà brutalmente stroncata da Erode per compiacere una ragazza che aveva incantato lui e i suoi commensali a un festino nel palazzo regale.

Enzo Bianchi