Natale, una festa di tutti. Anche di chi non ci crede

 

Anche perché vi ricomprende le tradizioni pre-cristiane, vero?

“Certo, pensalo nel nostro Monferrato cosa significa, appena superato il solstizio d’inverno, celebrare la vittoria del sole sulla notte, la luce, le giornate che ricominciano a allungarsi. Ovvio che le luminarie di Natale precedono il cristianesimo, perché precedente è il bisogno di vincere il buio. Anche l’impiego del vischio, quando la terra è congelata, era già un’abitudine celtica da noi ereditata. Nel momento più duro dell’anno naturale la famiglia si raccoglie e per contrasto festeggia, si consola scambiandosi doni. In questo senso il Natale è più antropologico, mentre a Pasqua la storia prevale sulla natura”.

Anche tu, però, nel libro, critichi “l’ideologia del Natale”. La tua indulgenza per i pagani non arriva a giustificare l’orgia consumistica contemporanea.

“Un conto è il presepe, la capanna della natività che esercita un richiamo meraviglioso perfino su uomini sapienti che non avevano la fede nel Dio d’Israele: i magi. Penso a loro, capaci di una ricerca, di una lotta anti-idolatrica, di inseguire una speranza che abita tutta la storia umana…

Mi stai dicendo che si può essere pagani e anti-idolatri nello stesso tempo?

“Ma certo, di nuovo è mio padre che me l’ha insegnato. C’è il giusto e l’ingiusto, mica il battezzato e il non battezzato. L’idolatria del Natale contemporaneo è bel altra cosa dalle sue origini pagane. Fa prevalere l’arroganza di chi ha rispetto a chi non ha, il misurarsi sulla quantità dei doni. Fino a rendere questo Natale invivibile alle persone sole, agli emarginati, ai più poveri. E’ assurdo, ma in questi giorni di una festa mal vissuta aumentano perfino i suicidi”.

Se ben capisco, devi ai pochi anni trascorsi con tua madre la fede cristiana che ha fatto di te uno studioso della Bibbia e il fondatore di una comunità monastica.

“E’ così, ma se n’è andata troppo presto e quindi il suo impulso spirituale non sarebbe bastato senza l’apporto di Cocco e Etta, le due donne al tempo stesso pie e curiose, aperte, che si presero cura di me dopo la morte della mamma. Un commiato che aleggia in ciascuna delle mie notti, perché la camera da letto era unica nella nostra casa dignitosa ma povera; e io ricordo le sue crisi asmatiche, ogni volta col dubbio di risvegliarmi al mattino senza che lei ci fosse più. Sono passati più di sessant’anni ma tuttora non amo andare a letto, fatico a addormentarmi”.

Ricordi il Natale con tua madre?

“Lo ricordo con gioia e lo perpetuo nella sua ferma volontà che la cena natalizia preveda diciassette portate, non una di meno! Bisognava che si facesse festa dello stare insieme. E siccome in famiglia eravamo solo tre mentre – come diceva la mamma - la tavola ha quattro lati, c’era sempre il posto per chi era rimasto vedovo da poco, o per il girovago delle nostre campagne. Proprio come fate voi ebrei nella cena pasquale, quando apparecchiate un coperto in più per il profeta Elia”.

GAD LERNER
intervista ENZO BIANCHI