Un «soprassalto» di Vangelo

 

Il contributo che i cristiani sono chiamati a dare alla nostra società, nel pieno rispetto della laicità dello spazio pubblico e nella fedeltà alla propria vocazione e identità, è allora quello di un «soprassalto» di Vangelo: un ricollocare al cuore del pensare, del parlare e dell'agire cristiano la buona notizia di Gesù di Nazaret. Nessuna «fuga dal mondo» - come se si trattasse di realtà negativa da evitare - nessuna pretesa di essere migliori degli altri, nessuna delegittimazione dell'annuncio «ad gentes» (come se l'unica missione fosse qui), nessun arroccamento, ma neanche nessun cedimento a mentalità che considerano scontati o privi di valenza etica comportamenti lesivi della dignità umana.

Nel vissuto quotidiano vi sono scelte, a volte anche sofferte, che la fede cristiana impone e ispira: spetta ai fedeli, a ciascun battezzato assumersi le proprie responsabilità, porsi all'ascolto della parola di Dio, lasciarsi guidare dalla coscienza e collaborare così all'edificazione di un mondo più giusto e solidale. Accade in Italia come a ogni latitudine: la testimonianza della vita non sostituisce l'annuncio esplicito del Vangelo, ma lo rende comprensibile a tutti, perché l'amore che sappiamo mostrare verso il prossimo è il segno più eloquente dell'amore che nutriamo per Dio e dell'amore che Dio riversa sull'umanità intera.

Oggi come sempre, la fede non è questione di numeri ma di convinzione profonda e di grandezza d'animo, non si nutre di strategie di mercato ma di fiducia accordata e ricevuta, non trae ispirazione da logiche di inimicizia ma dall'ascolto dell'altro e di ciò che gli arde nel cuore. La «missione» che attende oggi i cristiani, in una società come quella italiana così come ovunque nel mondo, è quella di sempre: essere testimoni credibili di quel Dio che «ha tanto amato il mondo da dargli il suo unico Figlio».

ENZO BIANCHI

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