Caro Diogneto - 28

 

Ma da dove deriva questo affaticamento? Esistono cause leggibili? Certamente la diminutio della comunità cristiana in termini di appartenenti, e in particolare di vocazioni alla vita presbiterale e religiosa – almeno nell’occidente in cui si colloca l’Italia, perché è a questa realtà che va il nostro sguardo –, anche se non minaccia le convinzioni, rende però più difficile la vita ecclesiale e, soprattutto, affatica i presbiteri – sempre più oberati di servizi e lavoro, con un’età media sempre più alta – ed espone la vita religiosa alla tentazione di non sperare più in se stessa. Non dimentico neppure il clima culturale in cui viviamo, o meglio siamo precipitati, sempre più contrassegnato da valori che sono all’opposto di quelli cristiani: l’affievolimento dei principi etici, la scomparsa dell’orizzonte comunitario, l’individualismo crescente, il nichilismo, l’egolatria, la dittatura delle emozioni e dei sentimenti, l’incapacità di perseveranza, la perdita del senso della fedeltà. Conosciamo ormai tutti bene e a memoria questo elenco che dice la realtà del clima attuale, dell’aria che si respira.

Credo però che occorra riconoscere che anche aspetti di vita interna della chiesa contribuiscono ad affaticarci. Quando penso allo sforzo che la mia generazione ha fatto in obbedienza alla chiesa per un rinnovamento attraverso il concilio, e poi constato che oggi nella chiesa molti lavorano contro il Vaticano II, criticandolo e prendendone le distanze, operano contro l’ecumenismo e la riforma liturgica, allora osservo che in molti altri si fa largo un sentimento di confusione. Alcuni dicono con molto rispetto: “Non capisco più!”, altri finiscono per soffrire fino alla frustrazione…