Caro Diogneto - 29

IGOR MITORAJ, Volti
IGOR MITORAJ, Volti
JESUS, maggio 2011
di ENZO BIANCHI
L’indifferenza e lo stordimento regnano, come un crimine per il quale nessuno ha occhi per discernere e voce per denunciare. Così, a parlare sono le armi

JESUS, maggio 2011

“ ‘Sentinella, quanto resta della notte? Sentinella, quanto resta della notte?’ La sentinella risponde: ‘Viene il mattino... se volete, pregate... convertitevi!’ ”. Le parole del profeta Isaia (21,11-12) risuonano insistentemente nei cuori e sulle labbra dei credenti in questi ultimi tempi, perché la sensazione è quella di dover attraversare una stagione buia, di dover percorrere un sentiero nella nebbia. Addirittura “manca il respiro”, come ha scritto qualcuno, ed è sensazione che si avverte nella società come nella chiesa. E se in passato qualcuno denunciava solo la crisi della società, dell’occidente, dell’Europa, ora ci si rende conto di quanto questa crisi sia oggettiva, profonda ma riguardi anche le comunità cristiane, le chiese: nella crisi della civiltà occidentale si colloca infatti anche la crisi della chiesa. Né potrebbe essere altrimenti: innanzitutto perché il cristianesimo appartiene alla genealogia di questa cultura e poi perché è sempre forte e attraente la tentazione di stare nel mondo attraverso un “essere del mondo”, di avere una presenza mondana incapace di resistenza, di profezia, persino di indignazione di fronte al male.

È solo spoliazione, diminutio, della chiesa? È solo povertà che appare sotto il segno della croce, dell’abbassamento, dello svuotamento, a immagine del Figlio di Dio fattosi uomo? Possiamo accogliere l’osservazione di mons. Albert Rouet, vescovo di Poitiers: “Si voleva una chiesa serva, povera; e ora che l’abbiamo ci sentiamo perduti!”? Sarebbe troppo facile fermarsi qui nella risposta alla crisi o consolarsi con il fatto che le crisi hanno sempre accompagnato la comunità cristiana nella storia.