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ROCCA, febbraio 2012
Rubrica di ENZO BIANCHI
Viviamo un’epoca in cui gran parte dell’umanità, soprattutto la più povera e disperata, conosce precarietà e incertezza

ROCCA, febbraio 2012
Rubrica di ENZO BIANCHI

“Vorrei comprendere in modo contemplativo i movimenti sociali, politici, intellettuali, artistici di questo mondo…”. Così Thomas Merton, autentico “contemplativo”, scriveva a papa Giovanni ormai più di cinquant’anni fa: il contemplativo cristiano, infatti, non è chi disdegna la compagnia degli uomini considerandola una distrazione rispetto all’intimità con Dio, ma piuttosto chi, sforzandosi di tenere lo sguardo fisso su Gesù e di discernere la sua volontà, cerca di vedere gli uomini e le vicende con l’occhio stesso di Dio, un occhio di sapienza e misericordia. È questa convinzione che ha sempre animato il mio sforzo di discernimento dell’epoca in cui mi è stato dato di vivere e di rendere testimonianza al Signore Gesù, una stagione e un’umanità che non ho mai cessato di amare perché sono lo spazio e il tempo in cui posso avvicinarmi a quel Dio che ha voluto farsi uomo perché l’essere umano si umanizzasse in profondità.

Oggi attraversiamo una stagione in cui la consapevolezza dell’intreccio di relazioni a livello planetario suscita da un lato istanze di unità e cooperazione sempre più allargate e, dall’altro, risorgenti particolarismi e chiusure, con tutte le esclusioni che ne derivano. Viviamo un’epoca in cui gran parte dell’umanità, soprattutto la più povera e disperata, conosce precarietà e incertezza; un tempo in cui le speranze di pacificazione tra i popoli sperimentano improvvise accelerazioni, ma anche tragiche sconfessioni dovute al riemergere di conflitti a lungo sopiti o all’esplosione di nuovi, o alla fragilità e parzialità stesse degli equilibri e delle «paci» raggiunti; un contesto in cui le società si configurano sempre più come multirazziali ma, al tempo stesso, presentano inquietanti fenomeni di razzismo e di rigetto dell’altro e dello straniero… La nostra è una situazione di profonda crisi di identità e di appartenenza, nella quale sembrano prevalere due risposte tutt’altro che estranee l’una all’altra, due vie di fuga forse tra le più facili ed emotive, ma non certo le più serie e feconde: la riscoperta delle radici etniche a livello sociale e, a livello religioso, l’irrigidimento confessionale.

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