Nuova fondazione ad Assisi

 

In un intervista a Testimoni (16/2011) mons. Gardin – che certo non pensava a Bose – metteva in guardia le diocesi da una eccessiva disinvoltura nell’accettare nuove fondazioni religiose. Condivide le sue preoccupazioni?

Mons. Gardin, che è un grande amico mio e della comunità, purtroppo ha ragione: in questi ultimi quarant’anni abbiamo visto molti vescovi incantati da nuove esperienze di vita religiosa, abbiamo visto vescovi che le rincorrevano e pensavano di trovare in esse risorse che non c’erano o diminuivano nelle loro diocesi. Sovente è mancato il discernimento, e la situazione che si è venuta a creare con molta sorpresa oggi potrebbe ammonirci.

Eppure basta che qualcuno inventi una forma di vita – che magari non sa neppure se definire religiosa, apostolica, monastica… – e trova subito un vescovo pronto a dargli l’approvazione. Certo, ne risulta una chiesa variopinta, ma a quale prezzo? Più della metà delle nuove fondazioni religiose sono state oggetto in questi ultimi anni di visite canoniche o apostoliche, decise da Roma in seguito a problemi anche gravi. Ci vorrebbe solo più prudenza: non spegnere i carismi, le nuove iniziative, ma neppure «consacrarle» subito, dando loro una visibilità ecclesiale che non giova. In questo senso, io benedico il fatto che per due decenni abbiamo dovuto vivere una certa diffidenza da parte dell’autorità ecclesiale e che ancora oggi nessuno ci beatifica!