Caro Diogneto - 44


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Maestà (particolare) - Siena
DUCCIO DI BONINSEGNA, Gesù e i discepoli
JESUS, agosto 2012
di ENZO BIANCHI
È ormai vicina la celebrazione del sinodo dei vescovi che rifletterà sul tema dell’evangelizzazione così da poter dare indicazioni alla chiesa universale

JESUS, Agosto 2012
di ENZO BIANCHI 

È ormai vicina la celebrazione del sinodo dei vescovi che rifletterà sul tema dell’evangelizzazione così da poter dare indicazioni alla chiesa universale, indicazioni che andranno poi inverate, tradotte e realizzate in modo differenziato e specifico nelle diverse aree culturali del mondo. Resta però vero che questo tema, quando è declinato come “nuova evangelizzazione”, concerne soprattutto l’occidente europeo e nordamericano, le terre di più o meno antica cristianizzazione, terre in cui è stata vissuta una solida appartenenza alle chiese cristiane, ma che oggi – dopo il fenomeno della secolarizzazione e del disincanto religioso – sono ammorbate dall’indifferentismo. Negli ultimi decenni sono cadute le ideologie portatrici di una speranza messianica intraumana, è venuta meno la trasmissione della fede cristiana dalla generazione che sta scomparendo alle nuove che si affacciano all’orizzonte, si è fatto debolissimo l’annuncio del vangelo quale buona notizia qui e oggi.

Ecco dunque l’urgenza di ripensare le parole di Gesù che inviava i suoi discepoli in missione nel mondo intero (cf. Mc 16,15), fino alle estremità della terra (cf. At 1,8), tra tutte le genti e fino alla fine dei tempi (cf. Mt 28,19-20). Questo nella convinzione che il nostro tempo, la contemporaneità – l’unico tempo che conosciamo vivendoci immersi – è sempre un “momento favorevole” per l’annuncio della buona notizia di Gesù Cristo, l’unico Figlio di Dio e l’autentico uomo. Nel tempo opportuno o non opportuno (eúkairos – ákairos, cf. 2Tm 4,2), se in noi c’è una umanizzazione che avviene nella sinergia tra la grazia del Signore – cioè lo Spirito santo – e il nostro spirito, allora noi dobbiamo testimoniarlo, annunciarlo a chi ci chiede conto del nostro modo di vivere, di questa speranza che ci abita (cf. 1Pt 3,15), di questa pratica dell’amore che Gesù ci chiede di vivere quotidianamente. È allora inutile cercare strategie o tattiche di nuova evangelizzazione, è pernicioso aver paura della nostra debolezza dovuta a una diminutio numerica ma non di significato, è mondano sperare in un ritorno della cristianità rassicurante dei tempi passati.

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