Commento al Compendio del Catechismo - 1


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Famiglia cristiana, 26 agosto 2012
di ENZO BIANCHI
La preghiera è certamente ricerca di Dio da parte dell’uomo, è il movimento verso Dio del nostro cuore che resta inquieto finché non riposa in lui, come amava dire Agostino
Famiglia cristiana, 26 agosto 2012
ENZO BIANCHI

Che cos’è la preghiera?
La preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio o la domanda a Dio di beni conformi alla sua volontà. Essa è sempre dono di Dio che viene a incontrare l’uomo. La preghiera cristiana è relazione personale e viva dei figli di Dio con il loro Padre infinitamente buono, con il Figlio suo Gesù Cristo e con lo Spirito santo che abita nel loro cuore.

(Compendio del Catechismo n. 534)

  Nell’affrontare il tema della preghiera cristiana il Compendio del Catechismo pone in apertura una celebre definizione di Giovanni Damasceno, ripresa in occidente da Tommaso d’Aquino e poi imparata e custodita con cura da generazioni di credenti: “La preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio o la domanda a Dio di beni convenienti, conformi alla sua volontà”.

La preghiera è certamente ricerca di Dio da parte dell’uomo, è il movimento verso Dio del nostro cuore che resta inquieto finché non riposa in lui, come amava dire Agostino. Si faccia però attenzione: Dio non può essere raggiunto dall’uomo con le sue sole forze, e dunque la preghiera non è un’impresa volontaristica, praticata con tecniche più o meno raffinate. Per questo il Compendio precisa subito che la preghiera “è sempre dono di Dio che viene a incontrare l’uomo”. Sì, la preghiera è innanzitutto una risposta all’iniziativa di Dio, è ascolto dell’uomo per giungere all’accoglienza di una Presenza, la Presenza di Dio Padre, Figlio e Spirito santo.


 

In quest’ottica la preghiera è una “relazione personale e viva”. Ancora meglio, per dirla con il linguaggio biblico utilizzato dalla versione più ampia del Catechismo della Chiesa Cattolica, è una relazione di alleanza: “La preghiera cristiana è una relazione di alleanza tra Dio e l’uomo in Cristo. È azione di Dio e dell’uomo; sgorga dallo Spirito santo e da noi, interamente rivolta al Padre, in unione con la volontà umana del Figlio di Dio fatto uomo” (CCC 2564). Dall’ascolto, attraverso la scoperta che Dio sempre ci precede e desidera entrare in alleanza con ciascuno di noi, nella preghiera ci apriamo al dialogo, alla comunione con il Signore. In questo senso, “la vita di preghiera consiste nell’essere abitualmente alla Presenza del Dio tre volte Santo e in comunione con lui” (CCC 2565).

Ecco l’esperienza della preghiera, che sfugge a ogni definizione e a ogni formula prestabilita: noi ci esercitiamo giorno dopo giorno ad accogliere il dono di Dio, la sua Presenza più intima a noi di quanto noi possiamo esserlo a noi stessi, nella quale “viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17,28). È in questo cammino che ci è dato di conoscere, per grazia, che “Dio ha sete che noi abbiamo sete di lui” (Gregorio di Nazianzo); e di sperimentare che la verità della nostra preghiera si manifesta in una vita conforme all’amore di Cristo (cf. CCC 2565).

ENZO BIANCHI

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