Commento al Compendio del Catechismo - 11


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Famiglia cristiana, 4 novembre 2012
di ENZO BIANCHI
Pregare è anche chiedere a Dio ciò di cui abbiamo bisogno, ma chiederlo nel Nome di Gesù, fidandoci della sua promessa

Famiglia cristiana, 4 novembre 2012

ENZO BIANCHI

 
La nostra preghiera è efficace, perché è unita nella fede a quella di Gesù. In lui la preghiera cristiana diventa comunione d’amore con il Padre. Possiamo in tal caso presentare le nostre richieste a Dio e venire esauditi: “Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena” (Gv 16,24).

(Compendio del Catechismo n. 545)

 

La preghiera è un decentramento del nostro io per lasciare che l’io di Cristo dispieghi la sua vita in noi: si tratta di accogliere il Figlio nella sua presenza di Signore e di accettare che egli venga con il Padre a porre la dimora in noi (cf. Gv 14,23), mediante lo Spirito santo. E accogliere il Figlio non significa solo dimorare “in Cristo”, ma diventare sua dimora, cioè sperimentare la vita di Cristo in noi, fino a confessare: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me” (Gal 2,20). È un’esperienza capitale per il credente, è il criterio in base al quale discernere la qualità della fede cristiana, come ci ricorda la domanda con cui Paolo invitava i cristiani della giovane comunità di Corinto a mettersi alla prova: “Non riconoscete che Gesù Cristo abita in voi?” (2Cor 13,5). Grazie a questa reciproca inabitazione, possiamo fare nostra la preghiera di Cristo: ecco la preghiera cristiana, nella quale lo Spirito ci conforma sempre più al Figlio nel suo essere costantemente rivolto verso il Padre.

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