Commento al Compendio del Catechismo - 16

Famiglia cristiana, 9 dicembre 2012
di ENZO BIANCHI
L’adorazione corrisponde a quello che il linguaggio biblico definisce “timore del Signore”, uno dei doni dello Spirito santo

 Famiglia cristiana, 9 dicembre 2012

ENZO BIANCHI

Come si può definire l’adorazione?
L’adorazione è la prosternazione dell’uomo, che si riconosce creatura davanti al suo Creatore tre volte santo.

(Compendio del Catechismo n. 552)

 

Il culto della nuova alleanza è “adorazione in Spirito e Verità” (cf. Gv 4,23-24), cioè nello Spirito santo e in Gesù Cristo, di tutto l’essere del cristiano rivolto al Dio vivente e vero, al Dio tre volte santo (cf. Is 6,3). E quando nella tradizione ebraico-cristiana si parla di adorazione, si intende il riconoscimento della signoria di Dio, della sua alterità-santità e, nel contempo, la coscienza della nostra qualità di creature fragili e peccatrici, indegne di stare alla sua presenza.

L’adorazione corrisponde a quello che il linguaggio biblico definisce “timore del Signore”, uno dei doni dello Spirito santo (cf. Is 11,2). Non è facile descrivere adeguatamente il timor Domini, vero inizio della sapienza (cf. Sal 111,10; Pr 1,7; 9,10; Sir 1,14). Non si tratta di paura né tanto meno di angoscia, come spesso purtroppo si sente dire, bensì della disposizione di chi percepisce il senso della presenza di Dio e a essa si sottomette. È il sentimento che l’uomo prova di fronte a Dio e che gli fa percepire la profonda alterità tra lui stesso, creatura, e Dio, il Creatore; è un’attitudine di rispetto, che nasce dalla consapevolezza di essere davanti a Dio e alla sua gloria.

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