Commento al Compendio del Catechismo - 19


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Famiglia cristiana, 30 dicembre 2012
di ENZO BIANCHI
L’azione di grazie scaturisce dall’evento centrale della fede cristiana: il dono del Figlio Gesù Cristo che il Padre

  Famiglia cristiana, 30 dicembre 2012

ENZO BIANCHI
 

Quando si rende a Dio l’azione di grazie?
La Chiesa rende grazie a Dio incessantemente, soprattutto celebrando l’Eucaristia, in cui Cristo la fa partecipare alla sua azione di grazie al Padre. Ogni avvenimento diventa per il cristiano motivo d’azione di grazie.

(Compendio del Catechismo n. 555)

 

Nell’episodio evangelico dei dieci lebbrosi guariti da Gesù a uno solo di loro sono rivolte le parole del Signore: “La tua fede ti ha salvato” (Lc 17,19); a colui che, vistosi guarito, ritorna indietro per ringraziare Gesù. Solo chi rende grazie fa l’esperienza della salvezza, cioè dell’azione di Dio nella propria vita. E dato che la fede è relazione personale con Dio, la dimensione dell’azione di grazie non riguarda solo la forma esteriore di alcune preghiere, ma deve impregnare tutta la persona. È ciò che chiede Paolo: “Siate eucaristici!” (Col 3,15). La fede cristiana è costitutivamente eucaristica, e l’intera vita del credente va vissuta “nel rendimento di grazie” (1Tm 4,4).

L’azione di grazie scaturisce dall’evento centrale della fede cristiana: il dono del Figlio Gesù Cristo che il Padre, nel suo immenso amore, ha fatto all’umanità (cf. Gv 3,16). È il dono salvifico che suscita nell’uomo il ringraziamento e fa dell’Eucaristia l’azione ecclesiale per eccellenza. “È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, renderti grazie sempre e dovunque, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Gesù Cristo nostro Signore”: queste parole che aprono i Prefazi del Messale Romano indicano bene il perenne movimento del ringraziamento cristiano.

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