Commento al Compendio del Catechismo - 20

 

Questo aspetto della lode quale “amen” rivolto a Dio e confessione della sua presenza, ci porta a comprendere come lodare sia un sinonimo di credere: la lode esprime l’aspetto celebrativo della fede. Non a caso nella Bibbia essa spesso sorge dopo il discernimento di un intervento di Dio nella storia: così, per es., il cantico di Mosè segue la confessione dell’azione di Dio che ha fatto uscire Israele dall’Egitto (cf. Es 15). Più che di superiorità della lode rispetto alla supplica occorre allora parlare della lode come orizzonte inglobante la supplica stessa (non a caso molti salmi di supplica sfociano nella lode: cf. Sal 22, 31, ecc.). La supplica suppone la lode e tende alla lode: essa si fonda sulla lode in quanto invoca Dio e riconosce di poter contare solo su di lui; essa tende alla lode perché spera di rivedere il volto amico del Signore (cf. Sal 42,6.12; 43,5).

Ma se la lode sintetizza in forma orante le dimensioni dell’amore, della fede e della speranza, è chiaro come essa sia la vita stessa del credente, chiamato a essere “lode della gloria di Dio” (Ef 1,14). Poiché si ama Dio con tutto il cuore e il prossimo come se stessi, si vuole lodare con tutto il cuore, cioè vivere e morire alla presenza di Dio. Significativamente la tradizione cristiana ci presenta il martire come esempio di lode vissuta fino alla fine, quasi un “amen” personificato.

 

  • 1
  • 2