Commento al Compendio del Catechismo - 25

 

In Cristo si stabilisce tra noi e i santi del cielo una tale intimità che supera quella esistente nei nostri rapporti, anche quelli più fraterni, qui sulla terra: essi pregano per noi, intercedono, ci sono vicini come amici sempre fedeli. L’intercessione dei santi presso Dio è efficace perché si colloca nell’intercessione di colui che è il grande e unico intercessore, Gesù Cristo (cf. 1Tm 2,5-6). Quelli che durante la loro vita hanno avuto “gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù” (Fil 2,5), giunti in cielo conoscono la piena comunione con lui, e così la loro preghiera avviene compiutamente all’interno dell’unica preghiera di Cristo, il quale dopo la sua morte e resurrezione “sta alla destra di Dio e intercede per noi” (Rm 8,34).

Quanto ai “diversi tipi di spiritualità” legati alle diverse figure di santi, per comprendere correttamente tale affermazione occorre leggere la versione più ampia del Catechismo: “Le spiritualità cristiane partecipano alla tradizione vivente della preghiera e sono guide indispensabili per i fedeli. Esse, nella loro ricca diversità, riflettono l’unica e pura luce dello Spirito santo. ‘Lo Spirito è veramente il luogo dei santi, e per lo Spirito il santo è una dimora particolarmente adatta, poiché il santo si offre ad abitare con Dio ed è chiamato suo tempio’ (san Basilio di Cesarea)” (CCC 2684). Nella comunione dei santi del cielo e della terra le molteplici forme di preghiera avvengono grazie all’unico Spirito, che “viene in aiuto alla nostra debolezza e intercede con gemiti inesprimibili” (Rm 8,26).

 

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