Commento al Compendio del Catechismo - 27

 

Oggi è proprio la preghiera personale a essere maggiormente trascurata, ma questa situazione rischia a lungo termine di svuotare anche la verità della stessa preghiera liturgica. Se nella pastorale molti sforzi sono dedicati all’iniziazione liturgica, purtroppo non sono accompagnati da un’adeguata trasmissione della preghiera personale, che dovrebbe essere insegnata fin dall’infanzia. Chi infatti non riceve fin da piccolo un’iniziazione alla preghiera personale – “luogo” quotidiano della comunione con Dio, del ricordo incessante della sua Presenza –, difficilmente potrà nutrirsene nell’età matura in modo da accrescere la fede nel Dio vivente.

Suonano dunque come un monito ancora attuale le parole del pensatore ebreo Martin Buber: “Se credere in Dio significa poter parlare di lui in terza persona, non credo in Dio. Se credere in lui significa potergli parlare, allora credo in Dio”. Oggi i cristiani sanno parlare di Dio; ma sanno anche, come nelle generazioni passate, parlare a Dio?

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