Caro Diogneto 51

Chiederei innanzitutto di vivere questi eventi così inediti e inattesi con una coscienza che si vuole sempre sotto lo sguardo di Dio e in perenne invocazione dello Spirito santo. È già apparsa in qualcuno tra voi la tentazione di una “resa dei conti”, di palesare parole e situazioni rimaste finora celate, di poter colpire finalmente dei fratelli con giudizi negativi. Non solo: qua e là si imputano errori e crisi, che sempre accompagnano il servizio papale, a taluno o talaltro di voi.

A un’assemblea di discepoli di Gesù Cristo, di “apostoli” che si stringono attorno al Signore per esprimere la loro scelta del successore di Pietro, non si può andare con uno spirito di rivalsa e di divisione. Non si tratta di negare i problemi che stanno davanti e che attendono risposte dal nuovo papa, non si tratta di tacere le differenze di stile e di dottrina che vi contraddistinguono perché provenienti da culture e aree politiche differenti, da storie e chiese diverse, ma si richiede di non mormorare gli uni contro gli altri, di non accusare, di non lasciarsi trascinare in tattiche e strategie ispirate da interessi personali piuttosto che dai bisogni della chiesa di Dio.

A nessuno sfugge che l’affaticamento di Benedetto XVI, la sua diminutio fisica e dell’animo è avvenuta anche a causa di fatti critici, di eventi segnati dalla presenza del male che si sono succeduti continuamente in questi anni del suo pontificato. Benedetto XVI ha conosciuto in modo inatteso la logica della croce, lo scatenarsi di quelle potenze che si ribellano all’apparire del segno del Figlio dell’uomo, a un certo raffreddamento della carità proprio tra alcuni che dovevano essere suoi collaboratori fedeli e leali.