Caro Diogneto 52


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JESUS, aprile 2013
di ENZO BIANCHI
Sono parole e gesti, quelli posti da papa Francesco in questi primi giorni del suo ministero petrino, che rappresentano una ventata di freschezza evangelica, che mostrano possibile il cammino di purificazione della chiesa, il “balzo innanzi” auspicato da papa Giovanni all’apertura del concilio

Papa Francesco: la preghiera esaudita di tanti cristiani

JESUS, aprile 2013
 di ENZO BIANCHI

Nella rubrica del mese scorso, concepita come una sorta di lettera aperta, avevo espresso alcuni desiderata ai cardinali elettori. In particolare scrivevo che “la chiesa ha bisogno oggi come sempre di guardare a pastori che siano saldi nella fede per governare il popolo di Dio, capaci di discernimento per compaginarlo in unità quale corpo di Cristo, esercitati nella misericordia per annunciare efficacemente il volto amoroso di Dio nella remissione dei peccati”. Con gioia grande posso dire di essere stato esaudito al di là di ogni attesa. La scelta del nome, le prime parole e i primi gesti di papa Francesco, la sua semplicità evangelica, la sua insistenza sulla “misericordia che rende il mondo più giusto” come prassi quotidiana della chiesa, a cominciare dai confessori che accolgono i penitenti, sono segni di una chiesa che si vuole Mater et magistra attraverso la medicina della misericordia, per usare due espressioni di Giovanni XXIII.

Così, già nella prima messa presieduta dal nuovo vescovo di Roma e celebrata assieme ai “fratelli cardinali” nella cappella Sistina, il vangelo del primato di Pietro è riletto in un’ottica comunitaria: il papa non parla di sé e delle proprie prerogative bensì del compito che attende tutti i discepoli del Signore: camminare, edificare, confessare. Come la sera prima dalla loggia, il papa non usa il noi maiestatico, non parla neanche in prima o in terza persona singolare, usa un altro “noi”, il noi comunionale, il “noi” di chi prosegue in un camminare insieme intrapreso con risolutezza.