Caro Diogneto 52

 

L’esortazione del papa si radica nei tre brani della Scrittura proclamati, ne ricerca l’unità, la evidenzia nella tematica del “movimento”. Movimento che è cammino alla presenza di Dio, alla luce del Signore, cammino costante e irreprensibile, come quello di Abramo, perché se ci fermiamo “la cosa non va”, molto semplicemente, non va. Movimento che è edificazione della chiesa con “pietre vive, unte dallo Spirito santo” sulla “pietra angolare che è lo stesso Signore”. Nessun accenno a Pietro, la Roccia, nonostante chi sta parlando ne sia il successore, nonostante il vangelo indichi chiaramente questo ruolo fondativo: no, il primato ce l’ha il Signore, la chiesa appartiene a lui, è “la Sposa di Cristo”, non “una ong devota”, magari con a capo un bravo presidente.

Movimento, ancora, che è confessione di fede perché “se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va”. Di nuovo il plurale della comunità, di nuovo quella semplice, radicale, disarmante constatazione: la cosa non va. Ma questo “non andare” ha conseguenze gravissime perché significa che “si confessa la mondanità del diavolo”.

Certo, non ogni movimento è funzionale al cammino cristiano, ci “sono movimenti che ci tirano indietro”, che ci allontanano dal Signore, movimenti estranei al continuo cammino di conversione cui ogni cristiano è chiamato. Sono questi i movimenti compiuti cercando di eludere la croce. È solo a questo punto che papa Francesco cita Pietro, ma parafrasando i versetti successivi al vangelo del primato appena proclamato: “Io ti seguo – dice a Gesù – ma non parliamo di croce. Questo non c’entra. Ti seguo con altre possibilità, senza la croce”. E qui il successore di Pietro arriva a un’affermazione estremamente forte: “Quando confessiamo un Cristo senza croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo vescovi, preti, cardinali, papi, ma non discepoli del Signore”. Di nuovo il noi comunionale, il noi di poveri discepoli che faticano a restare fedeli al loro Signore e maestro, che cercano di fuggire dalla croce, che vorrebbero sì camminare, edificare e confessare, ma a basso prezzo, senza rischi, magari in mezzo all’acclamazione di folle osannanti.