Commento al Compendio del Catechismo - 36


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Famiglia cristiana, 28 aprile 2013
di ENZO BIANCHI
Come ogni autentica opera d’arte, come ogni vero amore, anche la preghiera richiede esercizio quotidiano, perseveranza, continuità. Più volte Gesù ha chiesto ai suoi discepoli la preghiera senza interruzione
Famiglia cristiana, 28 aprile 2013
ENZO BIANCHI

 

È possibile pregare in ogni momento?
Pregare è sempre possibile, perché il tempo del cristiano è il tempo del Cristo risorto, il quale “rimane con noi tutti i giorni” (Mt28,20). Preghiera e vita cristiana sono perciò inseparabili.

(Compendio del Catechismo n. 576)

 

Come ogni autentica opera d’arte, come ogni vero amore, anche la preghiera richiede esercizio quotidiano, perseveranza, continuità. Più volte Gesù ha chiesto ai suoi discepoli la preghiera senza interruzione: “Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai” (Lc 18,1); “Vegliate e pregate in ogni momento” (Lc 21,36). Lui stesso ne ha dato l’esempio in prima persona, come appare in modo particolare nel vangelo secondo Luca (cf. Lc 3,21; Lc 6,12; 9,18.28-29, ecc.). Anche l’Apostolo Paolo ha esortato con molta insistenza le sue comunità alla preghiera incessante: “Siate perseveranti nella preghiera” (Rm 12,12); “Pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi” (1Ts 5,17-1-18)…

Ora, chiediamoci onestamente: com’è possibile lavorare, mangiare, riposare, incontrare gli altri, fare tutto ciò che la vita ci richiede, e nello stesso tempo pregare continuamente? Occorre intendersi sulle parole. Pregare sempre non significa impegnarsi nel ripetere senza sosta formule o invocazioni, ma vivere un’esistenza contrassegnata da quella che i padri della chiesa chiamavano memoria Dei, “il ricordo di Dio, il risveglio frequente della ‘memoria del cuore’” (CCC 2697): “Preghiera incessante vuol dire avere la mente rivolta a Dio con grande fervore e amore, rimanere sempre sospesi alla speranza che abbiamo in lui, confidando sempre in lui” (Massimo il Confessore).

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