Caro Diogneto 53

 

   Poi abbiamo scoperto la difficile marcia nel deserto del dopo concilio: l’autentico rinnovamento evangelico significava, come ha annunciato Gesù, abbracciare la croce e seguirlo, significava accettare la debolezza, vivere le contraddizioni nella mitezza, non sognare più una logica trionfante, esercitarsi in una comunione ecclesiale che richiedeva ad alcuni mutamento e dinamica, ad altri pazienza e perseveranza, a tutti conversione. E si sa – e la vicenda dell’esodo ce lo ricorda – che nella marcia nel deserto dove solo camminando si apre la strada, le tentazioni assalgono: nostalgie del passato, desiderio di tornare indietro, illusioni che nel passato tutto andasse bene, ma anche incursioni anticipate o avventure centrifughe prive di orientamento... Molti nella chiesa hanno sofferto, da una parte e dall’altra, e così si è acceso un clima conflittuale, una vera e propria guerra tra fratelli, così anziché “giorni buoni” sono sopraggiunti, per usare l’espressione biblica, “giorni cattivi”.    

Confesso di aver temuto di dover lasciare questa terra in un tempo invernale. Certo, so che nella storia per molti cristiani non c’è mai stata la possibilità di gustare una primavera nella chiesa, ma noi l’avevamo gustata e per questo non potevamo essere contenti dell’oggi ecclesiale. Del resto, non era contento – e lo disse più volte – lo stesso Benedetto XVI, non erano contenti molti pastori, così come molti semplici cristiani.   

   Ma ora, con la rinuncia di Benedetto XVI e l’elezione di Francesco, sembra che una nuova primavera ecclesiale sia all’orizzonte. C’è un nuovo clima, una rinnovata volontà di comunione, una dinamica che si fa audace, una riforma che si è rimessa in moto. Non si può negare questo nuovo clima in cui si torna a respirare, come scriverebbero i miei due amici autori di Manca il respiro, un clima in cui, come ho più volte auspicato, di nuovo il fuoco è ripreso perché la cenere che copriva la brace sempre infuocata è stata rimossa. Qualcosa torna a germogliare e a fiorire, la chiesa “donna anziana” sembra ringiovanirsi, “quelli della soglia” hanno di nuovo il desiderio di rientrare in chiesa, quelli che “stanno fuori” anelano a tornare a guardare attendendo con fiducia qualche segno di speranza dalla chiesa.    

  Sogniamo? La mia preghiera è di poter vedere una seconda primavera nella mia ultima stagione di vita, prima di andarmene. E che il Signore mi preservi la visione di una gelata precoce.

ENZO BIANCHI

 

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