Commento al Compendio del Catechismo - 41


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Famiglia Cristiana
2 giugno 2013
di ENZO BIANCHI
Abbiamo il coraggio di andare da Gesù e chiedergli così: ‘Tu hai detto questo, fallo!’? … Abbiamo questo coraggio, questa parresía nella preghiera? … Noi tutti dobbiamo essere coraggiosi nella preghiera, sfidando Gesù

Famiglia Cristiana
2 giugno 2013
di ENZO BIANCHI

Perché possiamo “osare avvicinarci con piena confidenza” al Padre?
Perché Gesù, il nostro Redentore, ci introduce davanti al Volto del Padre, e il suo Spirito fa di noi dei figli. Possiamo così pregare il Padre Nostro con una fiducia semplice e filiale, una gioiosa sicurezza e un’umile audacia, con la certezza di essere amati ed esauditi.

(Compendio al Catechismo n° 582)

“Il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così…” (Mt 6,8-9). Le parole con cui Gesù introduce il Padre nostro esprimono il sentimento di profonda fiducia che deve animare il credente nell’atto di invocare Dio con la preghiera.
Gesù stesso si è sempre nutrito di questa fiducia e l’ha insegnata ai suoi discepoli proprio per averla vissuta in prima persona, quale respiro quotidiano della propria relazione con il Padre. Quel respiro che era per Gesù la presenza dello Spirito santo, non a caso la cosa buona tra le cose buone (cf. Lc 11,13; Mt 7,11) che egli ci ha esortato a chiedere a Dio. E questo Spirito è anche il dono ultimo lasciatoci dal Signore risorto, prima di fare ritorno al Padre (cf. Gv 20,22), è la forza di Dio deposta nei nostri cuori per insegnarci a vivere come Gesù. Ecco perché una delle monizioni con cui durante la liturgia eucaristica viene introdotta la preghiera del Signore recita: “Il Signore ci ha donato il suo Spirito. Con la fiducia e la libertà dei figli diciamo insieme…”.

Nella tradizione cristiana questa piena confidenza assume un nome preciso, ricordato anche dalla versione più ampia del Catechismo: “La potenza dello Spirito che ci introduce alla preghiera del Signore è indicata nelle liturgie di oriente e di occidente con una felice espressione tipicamente cristiana: parresía, vale a dire semplicità schietta, fiducia filiale, gioiosa sicurezza, umile audacia, certezza di essere amati” (CCC 2778).

Numerosi sono i passi del Nuovo Testamento in cui gli apostoli esortano i cristiani alla parresía: “In Cristo Gesù nostro Signore, abbiamo la libertà di accedere a Dio in piena fiducia mediante la fede in lui” (Ef 3,11-12); “Questa è la fiducia che abbiamo in Dio: qualunque cosa gli chiediamo secondo la sua volontà, egli ci ascolta. E se sappiamo che ci ascolta in tutto quello che gli chiediamo, sappiamo di avere già da lui quanto abbiamo chiesto” (1Gv 5,14-15; cf. 3,21-22). Sono testi che non abbisognano di commento, ma appunto, ci chiedono di esercitarci quotidianamente alla fiducia…

È significativo che recentemente papa Francesco abbia insistito proprio su questa intensa fiducia, con parole audaci che gli vengono dall’esperienza di tutta una vita di preghiera: “Gesù – per dirlo un po’ fortemente – ci sfida alla preghiera e dice così: ‘Qualunque cosa chiederete nel mio Nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio’ (Gv 14,13) … Abbiamo il coraggio di andare da Gesù e chiedergli così: ‘Tu hai detto questo, fallo!’? … Abbiamo questo coraggio, questa parresía nella preghiera? … Noi tutti dobbiamo essere coraggiosi nella preghiera, sfidando Gesù” (omelia del 3 maggio 2013).

ENZO BIANCHI