Quaresima: un invito alla concordia ecclesiale


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Famiglia Cristiana, 15 marzo 2006

“Fra voi non è così!” (Mc 10,32). Queste parole perentorie di Gesù ai suoi discepoli mi risuonano sovente nella mente e nel cuore in questa stagione che stiamo vivendo, nella società e nella chiesa. Una stagione in cui vedo avanzare il deserto della barbarie, in cui i toni di qualunque tipo di confronto – sociale, politico, familiare, sul lavoro – assumono sempre più frequentemente connotati di disprezzo dell’altro, di insulto gratuito, di dileggio, di calunnia: sembriamo diventati incapaci di dialogare, di tener conto dell’altro, di prendere in considerazione le sue opinioni, le convinzioni più profonde di ciascuno, lo sguardo diverso che può portare sulla vita e su quanto le conferisce senso. Si parla (anzi, si urla) per slogan, si ragiona (meglio, si sragiona) per schieramenti, si giudica (no, si condanna) in base a preconcetti.

Ma il rammarico cresce – ed è qui che risuona l’attualità del comandamento di Gesù che vieta ai suoi discepoli di comportarsi come “i grandi di questo mondo” – quando questa barbarie di comportamento si fa strada anche tra i cristiani, tra quanti fanno parte dell’unico corpo di Cristo, la chiesa. Assistiamo ormai sempre più di frequente a una trasposizione di questi metodi di “lotta” anche a livello intraecclesiale: falsità, calunnie, fantasiose ricostruzioni di eventi vengono fatte circolare con l’aiuto di giornalisti compiacenti per attaccare e screditare a volte un prelato, a volte un vescovo, a volte un benemerito uomo di chiesa. Le accuse sovente sono totalmente inventate e si spingono fino a coinvolgere la vita morale dell’interessato, in modo da distruggere chi è percepito come non omogeneo alle proprie posizioni. Si arriva a denunciare un presunto sacrificio di galletti sull’altare di una chiesa (episodio mai avvenuto), si insinuano comportamenti contraddittori rispetto alla vita ecclesiale, si etichetta qualcuno come antiecclesiale, pericoloso e lo si censura... Così si contrappongono come rivali dei credenti che privilegiano opzioni diverse, e si dipinge con i tratti della lacerazione ecclesiale o della contestazione quello che dovrebbe essere un sano pluralismo all’interno della comunità cristiana. Tanto si sa, e anche qui i “grandi di questo mondo” si rivelano cattivi maestri, che smentire non serve a nulla, se non a dar maggior peso alla calunnia, a farla riecheggiare una volta di più. Non solo, ma queste “armi” in mano a cristiani hanno un’ulteriore aggravante: chi usa di questi mezzi squallidi sa che colui che egli etichetta come “avversario” non può usare, né mai userà le stesse armi, perché non acconsentirà mai a una lotta fraterna manifestamente contraria al vangelo e alle sue esigenze.
Come si può, con simili comportamenti da lobby, gruppi e schieramenti contrapposti, edificare la comunità cristiana nella comunione? Com’è possibile che al dialogo nella franchezza si sostituisca una serie di attacchi da parte di sedicenti fratelli nella fede volti a screditare chi non è omologato alle loro posizioni. Eppure il confronto critico tra idee, opzioni, priorità – all’interno dell’unità della fede – è non solo un diritto nella comunità cristiana, ma un bene necessario; se però degenera in conflitto calunnioso tra fratelli, con attacchi personali, allora si pone fuori dello spazio evangelico e cristiano.

Sì, i nostri sono giorni tristi anche per la chiesa perché sembra dimenticata la parola del Signore, quell’esortazione a essere nel mondo senza essere del mondo, quell’invito a fissare il proprio sguardo sulle realtà invisibili e, al contempo, a non distoglierlo dal fratello che soffre, quell’ammonimento a non scandalizzare i piccoli, quel comandamento che solo rende il discepolo conforme al suo Maestro: “amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati... amate i vostri nemici... fate del bene a quanti vi fanno del male”. Possa la quaresima condurci a conversione, ad abbandonare gli idoli mondani e a riprendere il cammino di sequela del Signore, capace di perdonare quanti non sapevano quel che facevano.

Enzo Bianchi