Amico di una vita dal volto sconosciuto

Agostino Arrivabene, ...  il giorno già volge al declino (particolare, rielaborato in bianco e nero)
Agostino Arrivabene, ... il giorno già volge al declino, (particolare, rielaborato in bianco e nero)
Che ritratto dipingerei di Gesù? Io non l'ho mai visto e anche se più volte bramo vedere il suo volto continuo a non vederlo... Nessuno ha mai visto Dio, Gesù lo ha spiegato a noi, lo ha raccontato (cf. Gv 1,18), ma da noi, da me non è stato mai visto. Sì, lo amo, in lui c'è tutta la mia fiducia, la mia speranza, il mio amore, ma non l'ho mai visto, ho sempre e soltanto ascoltato chi mi ha parlato di lui, ho ascoltato i suoi amanti e così mi pare di conoscerlo... Più lo conosco, più lo amo: ho verificato nella mia vita com'è vero che più lo ascolto, più lo conosco e di conseguenza più lo amo. L'amore basta all'amore.

Dunque, come rendere conto della speranza che è in me, della speranza che è Dio, il Dio vivente e vero che ha rivelato il suo volto in Gesù di Nazaret, il Messia? Ciascuno di noi non solo ha un’immagine personalissima di Gesù, ma con la propria vita tratteggia un aspetto del suo volto, ne dipinge una sfumatura, ne mette in luce un particolare. Ora, come monaco giunto all’anzianità, devo confessare che nella vita monastica “si va a fondo”, l’enigma che è in ciascuno di noi emerge, i mostri che ci abitano fanno vedere il loro volto e, conoscendo cosa significa la rinuncia, si è tentati dalla nientità: il nulla del nulla appare a volte come il pensiero che potrebbe sottrarci alla lotta spirituale, all'attesa estenuante del ritorno dell'Amato, il Signore... “Fino a quando? Perché, Signore?”. Ma poi, “l’amore canta in fondo al cuore: ‘Cristo è risorto!’, ma ancora in segreto: Dio solo conosce la vita che è in noi”. Certamente questo ascolto del proprio cuore, delle proprie profondità – a volte rumoreggianti come flutti e marosi, a volte silenti, quasi mute – insieme ai gemiti, ai pianti di chi si incontra, portano parole del Signore che, illuminate da quelle contenute nelle sante Scritture, fanno sentire il Signore vicino, vivente, amante. Cresce ancora la conoscenza, cresce dunque l’amore, ma cresce anche il desiderio della visione, del faccia a faccia, dell’incontro... Siamo nella notte e cerchiamo di veder chiaro, sospiriamo l'alba – “O mio amato, risplendi, mostrami il tuo volto” – e in questa attesa conosciamo il paradosso dell’essere senza Dio anche nella fede, l’incredulità che ci abita e che rende noi uomini tutti solidali, tutti fratelli in cerca del senso del senso...

“Bellezza tanto amata, bellezza tante volte surrogata, bellezza mai raggiunta, bellezza sempre lontana, elusiva…”. Sì, alla mia età mancano molto più spesso di prima le parole, solo il silenzio sa gridare, si desidera soltanto la comunione: “communicantes in unum, id est Deus!”. Dove sei, Signore? In chi ti sta accanto: fratello e sorella sono un sacramento di Gesù Cristo, sono icona di Dio...

Ormai da più di sessant’anni sono un cristiano consapevole di esserlo, un discepolo di Gesù il Messia che cerca di seguirlo ovunque vada: dovendo dire oggi chi è per me Gesù, direi che è l’inviato da Dio venuto non per i sani ma per i malati, non per i giusti ma per i peccatori. Solo così posso pensare che è il mio Signore! Solo così lo confesso come colui che ha raccontato il Dio vivente. Sovente ormai penso all’ora in cui mi chiamerà a sé: da un lato è il Signore che mi chiamerà in giudizio perché appartengo agli ottocento milioni di ricchi che nel mondo vivono nell’abbondanza grazie al lavoro, allo sfruttamento, alla povertà degli altri 5 miliardi; mi chiamerà in giudizio perché so di aver commesso il male, di non essere meno peccatore degli altri che io ho conosciuto da vicino. D’altra parte aspetto Gesù il Messia, mio fratello, che mi farà posare il capo sul suo seno, mentre mi presenterà al Padre sussurrandomi “Vieni al Padre…”. Allora – io lo spero veramente, anche se ho timore grande – il male da me commesso sarà purificato, le mie lacrime saranno asciugate, e con me ci saranno tutti quelli che ho amato (amato bene o amato male) su questa terra. Anzi, siccome amo questa terra e le sono fedele, spero di abitare in modo nuovo questa terra ormai diventata “terra del cielo” la cui primizia ora è Maria, madre dei credenti. Questa terra trasfigurata, questa terra redenta, questa terra nuova sarà la dimora del regno di Dio.

Sì, chi sarà per me Gesù, il Veniente per tutti i miei fratelli e le mie sorelle in umanità? Attendo, spero sia come l’ho amato e conosciuto, ma non sono certo di questo: Dio è tanto più grande del nostro cuore...

Pubblicato su: Luoghi dell'Infinito