200 numeri di luoghi dell'Infinito

Dan Flavin, installazione luminosa in S. Maria Annunciata in Chiesa Rossa, Milano 1997.
Dan Flavin, installazione luminosa in S. Maria Annunciata in Chiesa Rossa, Milano 1997.
Luoghi dell'infinito, novembre 2015
di ENZO BIANCHI

Duecento numeri scandiscono oggi il tempo di un periodico dedicato allo spazio. Ma di quale spazio si occupa Luoghi dell’Infinito? Parlando di “spazio” e “infinito” il pensiero corre subito all’universo, a galassie e orbite, ad altri mondi di cui non conosciamo l’inizio né la fine. Non è su questi però che la rivista si è soffermata in questi quasi vent’anni di vita. Non è nemmeno su località turistiche che vuole attirare l’attenzione, né su “paradisi” che di paradisiaco sovente hanno solo la pubblicità. No, in queste pagine la redazione, il comitato scientifico e gli autori – e tra essi un ruolo di rilievo hanno i fotografi – hanno parlato e dialogato di luoghi dell’anima e della memoria, di spazi sacri e da umanizzare, di un infinito raccolto nel frammento. Perché come diceva nel suo Tracce di cammino Dag Hammarskjöld, un grande tessitore di pace tra luoghi lontanissimi geograficamente e culturalmente, “il viaggio più lungo è il viaggio interiore”.

Ed è propria l’interiorità il luogo che la rivista continua a invitarci a visitare: la nostra interiorità, certo, quel luogo segreto dentro di noi che solo a noi appartiene. Ma anche l’interiorità degli altri o, meglio, i luoghi esteriori che alimentano o hanno alimentato nel passato quell’interiorità, preziosa gemma in cui ciascuno può ritrovare l’immagine di Dio deposta in lui dal Creatore del cielo e della terra. L’essere umano, l’Adam è il “terrestre”, tratto dalla terra e destinato a ritornarci. Eppure è anche la creatura plasmata a immagine di Dio, nella quale è deposto un anelito insaziabile di infinito, una sete di “cieli nuovi e terra nuova”, dove la pace e la giustizia si abbracceranno.

Allora è dono prezioso poter ripercorrere grazie alle pagine di una rivista quei luoghi in cui la natura non si è mai separata dalla cultura, luoghi antropizzati ma attraverso pietre, terra, acqua, fuoco… tutti elementi della natura. Luoghi in cui l’aria che si respira non è quella più o meno inquinata o condizionata, ma quella che rimanda al soffio divino che aleggiava sulle acque dell’in-principio per essere poi immesso nel primordiale impasto di acqua e fango. Luoghi e volti allora si intrecciano come in una danza: luoghi di cui talora si contempla il vuoto e talaltra si è sopraffatti dal troppo pieno; volti che sono esaltati e non appiattiti dai colori stesi su una tela; luoghi che sono mete di pellegrinaggi la cui meta non è mai raggiunta una volta per tutte; volti estratti dal legno o dalla pietra per portarli alla luce come riflesso della santità dell’unico Santo; luoghi in cui nascono amicizie, si creano storie comuni, si consumano tradimenti e guerre che solo chi contraddice la volontà del Santo può chiamare “sante”.

Una rivista attira l’attenzione per qualche ora, per pochi giorni, magari addirittura per un mese. Vi è anche chi ne custodisce i numeri e vi ritorna con passione e interesse rinnovato a distanza di molto tempo. L’importante è che, anche solo per qualche attimo, le parole, le immagini, i volti che ci offre riescano a depositarsi nella nostra memoria, personale e collettiva, riescano a fare storia con noi affinché noi, forti di quella memoria non più solo nostra, possiamo fare syn-odos, “cammino insieme”, possiamo appassionarci alla pienezza di vita che tanti nostri fratelli e sorelle in umanità hanno cercato di esprimere con capolavori artistici o anche solo con gli occhi di un bambino che sa vedere il mondo come Dio lo vede: bello e buono.

Pubblicato su: Luoghi dell'Infinito