Piazze e campanili, un dialogo che continua

Parlando di parrocchia, occorre innanzitutto ricordare il significato letterale del termine greco paroikía (cf. 1Pt 1,17) da cui essa deriva: pará-oikía, «presso la casa», dunque lo stare, il risiedere accanto alle dimore altrui. Ricorrendo alla medesima terminologia, la Prima lettera di Pietro definisce i cristiani pároikoi (1Pt 2,11), «pellegrini» domiciliati accanto agli altri uomini non cristiani. E alla fine del I secolo Clemente di Roma può rivolgersi alla chiesa di Corinto in questi termini: «La chiesa di Dio che soggiorna (paroikoûsa) in Roma alla chiesa di Dio che soggiorna (paroikoûsa) in Corinto» (Prima epistola ai Corinti, proemio).

Fin dagli albori del cristianesimo, dunque, parrocchia è un termine che designa la condizione della chiesa locale in un determinato territorio. Una condizione testimoniata in un modo che ancora oggi ci intriga da uno scritto straordinario delle origini cristiane, l’A Diogneto:

I cristiani non si distinguono dagli altri uomini né per territorio, né per lingua, né per abiti. Non abitano neppure città proprie, né usano una lingua particolare … Vivono in città greche o barbare, come a ciascuno è capitato in sorte, … ma testimoniano una forma di vita ammirevole e indubbiamente paradossale. Vivono nella loro patria ma da forestieri (pároikoi); a tutto partecipano come cittadini e a tutto sottostanno come stranieri (xénoi); ogni terra straniera è patria per loro e ogni patria è terra straniera.

(A Diogneto V,1-2.4-5)

Ecco come va letto il legame tra comunità cristiana e territorio: il territorio non è lo scenario della vita cristiana ma è il luogo in cui i cristiani vivono la solidarietà con gli altri uomini e con la terra stessa. Il territorio è lo spazio in cui i cristiani

- innanzitutto ascoltano il mondo
(gli uomini e le donne con le loro sofferenze, le speranze e le fatiche;
il creato, l’ambiente e la terra...);

- in cui vivono la storia senza evasioni;

- in cui sono chiamati a edificare la polis insieme agli altri uomini;

- in cui esercitano la loro responsabilità;

- in cui sono innestati nella comune vicenda culturale di un popolo;

- in cui devono discernere i «segni dei tempi»,
che spesso si manifestano anche come «segni dei luoghi».