Parola di Dio e Sante Scritture

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Cattedrale Notre Dame
28 febbraio 2010

su invito del cardinale e arcivescovo di Parigi
ANDRÉ VINGT-TROIS
Conferenza di Quaresima
di ENZO BIANCHI

Leggere la Bibbia dopo il Concilio Vaticano II 

Riproduciamo il testo italiano della conferenza tenuta da Enzo Bianchi domenica 28 febbraio nella cattedrale Notre Dame di Parigi, su invito del cardinale e arcivescovo di Parigi André Vingt-Trois, nell’ambito delle prestigiose Conférences de Carême (Conferenze di Quaresima). Enzo Bianchi ha partecipato in qualità di esperto nominato da Papa Benedetto XVI al Sinodo tenutosi a Roma nell’ottobre del 2008 su «La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa».

(Video della conferenza in francese)

1. Il rinnovamento operato dalla Dei Verbum

La riscoperta operata dal Concilio Vaticano II dello statuto teologico della Scrittura e del suo posto centrale nella Chiesa, in quanto capace di trasmettere la Parola di Dio in essa contenuta, si esprime al meglio nella Dei Verbum, la Costituzione sulla Rivelazione. La Dei Verbum attribuisce alla Scrittura il ruolo unificante dei quattro ambiti che costituiscono la vita della Chiesa: nella liturgia, infatti, le Scritture “fanno risuonare … la voce dello Spirito santo” e per mezzo di esse “Dio viene … incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con loro” (DV 21); la predicazione “deve essere nutrita e regolata dalla Santa Scrittura” (DV 21); la teologia deve basarsi “sulla Parola di Dio come fondamento perenne” e lo studio della Scrittura deve essere “come l’anima della teologia” (DV 24); la vita quotidiana dei fedeli deve essere segnata dalla frequentazione assidua e orante della Scrittura (cf. DV 25).

Liberando la Parola di Dio e facendola risuonare in modo profondamente rinnovato, attraverso la liturgia e la predicazione, la catechesi e la riflessione teologica, la Dei Verbum ha mostrato la capacità di promuovere un concreto rinnovamento evangelico nella vita personale e comunitaria dei cattolici. Questa Costituzione ha saputo fare l’unità tra la Bibbia e la Chiesa fin dal suo prologo, che appare essere significativo per tutte le altre Costituzioni conciliari e quasi programmatico dell’intero Concilio. In questo senso, si è potuto affermare autorevolmente che la Dei Verbum “è la prima di tutte le Costituzioni del Concilio, in modo che il suo prologo in certo modo le introduce tutte” (AS IV/1 relatio del n. 1).

Il proemio della Dei Verbum, in effetti, fin dall’incipit mostra la sua novità rivoluzionaria: “Dei Verbum religiose audiens et fidenter proclamans, Sacrosancta Synodus verbis s. Joannis obsequitur dicentis…” (“In religioso ascolto della Parola di Dio e proclamandola con ferma fiducia, il sacro Concilio aderisce alle parole di s. Giovanni il quale dice…”). Il proemio presenta il Concilio che parla di se stesso, che svela la sua autocoscienza e si pone come esempio per quel “popolo degli ascoltanti della Parola” (Karl Rahner) che sono chiamati a essere i cristiani. La centralità – così biblica – dell’audire, dell’ascolto, che caratterizza la postura del Concilio e dunque della Chiesa, è decisamente innovativa. In questo testo si afferma che la Chiesa esiste in quanto serva della Parola di Dio, sotto la Parola di Dio, nel doppio movimento di ascolto e di annuncio della Parola di Dio: “è come se l’intera vita della Chiesa fosse raccolta in questo ascolto da cui solamente può procedere ogni suo atto di parola” (Joseph Ratzinger). Per essere ecclesia docens, la Chiesa deve essere ecclesia audiens: per avere una Parola da insegnare, la Chiesa deve prima averla ascoltata.

La citazione del prologo della Prima lettera di Giovanni (1Gv 1,2-3) annuncia il tema centrale e la parola chiave della Dei Verbum e dell’intero Concilio: comunione. Comunione che scaturisce dalla comunicazione che Dio, il Dio trinitario (DV 2), cioè il Dio che è comunione nel suo stesso essere, fa della sua vita agli uomini e che si manifesta pienamente in Cristo. Questa comunicazione non è dottrinale, ma vitale; avviene nella storia, ha come forma e centro il Cristo, come destinatario il mondo intero e come fine la salvezza dell’uomo. La dimensione storica e salvifica della rivelazione, la sua dimensione cristocentrica, la sua estensione universale sono qui ricordate in poche frasi che bastano per indicare il ribaltamento di prospettiva rispetto all’impostazione teologica apologetica e deduttivistica precedentemente in auge nella Chiesa.