Parola di Dio e Sante Scritture

 

3. La liturgia

La Dei Verbum sottolinea che è “soprattutto nella sacra liturgia” (DV 21) che la Chiesa si nutre del corpo del Signore, ascoltando la sua Parola e comunicando all’Eucaristia. È nella liturgia che emerge il rapporto di reciproca appartenenza tra il Libro e il Popolo, ed è in essa che avviene il dialogo dell’alleanza e l’opera di ricezione della Bibbia. O meglio, questa ricezione avviene nella comunità riunita nell’assemblea liturgica. Si ricordi in proposito l’episodio narrato in Lc 4,16-21. Nella sinagoga di Nazaret, in giorno di sabato, Gesù si alza per proclamare le Scritture. Dopo aver letto un passo tratto dai Profeti (cf. Is 61,1-2) riavvolge il rotolo, lo riconsegna e si siede. Poi dichiara a quanti lo ascoltano: “Oggi si è compiuta nei vostri orecchi questa Scrittura” (Lc 4,21). Da questa breve affermazione risulta che, ogni volta che vi è una proclamazione della Parola di Dio in una liturgia, il testo della Scrittura viene letto e proclamato come Parola viva per l’oggi, a beneficio di una precisa comunità radunata in assemblea: è la comunità radunata dalla Parola di Dio, la comunità dell’ascolto, l’ekklesía.

Nell’assemblea liturgica un lettore vivente dà il suo corpo al libro, che così può risuonare come parola significativa oggi per una precisa comunità. Il lettore con la sua mano apre il libro, con gli occhi guarda il testo, con la bocca legge e presta la sua voce alla Scrittura: lo “sta scritto” risuscita così a parola vivente oggi. Questa operazione è pneumatica, è azione dello Spirito che, come ha presieduto al farsi libro della Parola, ora, nella liturgia, presiede al farsi Parola dello scritto. È infatti grazie all’azione vivificante dello Spirito che la Parola di Dio può risuonare nell’assemblea riunita e divenire fondamento dell’azione liturgica.

Nella liturgia, e massimamente nella liturgia eucaristica, avviene la resurrezione della Scrittura in Parola di Dio, sicché possiamo dire che leggere la Scrittura nel contesto liturgico significa inserirsi nella dinamica pasquale: l’assemblea liturgica, grazie allo Spirito santo, ascolta Cristo che parla, “giacché è Lui che parla quando nella Chiesa si legge la Scrittura” (Sacrosantum Concilium 7). Essa si pone alla presenza di “Cristo che annuncia ancora il suo Vangelo” (SC 33), consente a Dio di entrare in alleanza con il suo popolo, realizza il passaggio di Dio in mezzo al suo popolo.

Scrittura e liturgia convergono dunque nell’unico fine di portare il popolo a quel dialogo con il Signore che è il fine profondo della Parola di Dio. La Parola uscita dalla bocca di Dio e testimoniata nelle Scritture torna a Dio in forma di risposta orante del popolo (cf. Is 55,10-11): per questo al cuore della Scrittura si trovano i Salmi che nel culto e nella liturgia esprimono la risposta del popolo all’azione di Dio nella storia. Il dinamismo profondo della liturgia è dialogico: Dio convoca il suo popolo; la lettura della Scrittura evoca gli interventi salvifici di Dio nella storia; l’assemblea risponde ringraziando e invocando la bontà del Padre. Come dunque la Parola tende alla liturgia, così nella liturgia avviene la rigenerazione della Parola che si manifesta come vivente, attuale, efficace, e conduce il popolo all’alleanza. La struttura dialogica della liturgia si incontra così con la finalità dialogica della Scrittura.