Prolusione al X Convegno Liturgico Internazionale


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Innanzitutto, è salvaguardata la polarità dell’altare, dell’ambone e della cattedra? Ovvero, questi spazi sono capaci di essere eloquenti e di mostrare, di fare segno che la verità cristiana della santità di Dio e dell’incarnazione del Figlio nel mondo ispira la determinazione dello spazio?
Sono profondamente convinto che l’adeguamento liturgico di una chiesa debba rispettare queste esigenze. L’altare deve essere il centro focale verso cui si dirige tutta l’assemblea, e deve apparire chiaramente la sua qualità di altare del sacrificio della croce, nonché il suo essere la tavola del Signore alla quale sono invitati i suoi discepoli.

L’ambone deve essere e mostrarsi come il pulpito da cui risuona la Parola per tutta l’assemblea, «la tribuna posta in un luogo elevato», secondo il brano biblico che testimonia per la prima volta questo elemento essenziale all’assemblea nata dalla Parola (cf. Ne 8,1-12). Deve significare, semaínein, fare segno al Cristo presente nella sua Parola, «perché è lui che parla quando nella chiesa si leggono le Sante Scritture» (Sacrosantum Concilium 7). Non più dunque lettura verso nord, «in cornu altaris», ma lettura rivolta all’assemblea, la quale deve «vedere la Parola» (cf. Dt 5,24).
Infine la cattedra, pur leggermente elevata, dovrebbe stare là dove può essere letta la presidenza del vescovo, la sua funzione di proestós e, nel contempo, là dove il vescovo si mostra anche come il primo uditore della Parola. In questo senso la posizione tridentina della cattedra, non centrale nell’abside ma laterale e rivolta all’ambone e all’assemblea, appare ancora come la più adeguata.

Dunque, tutto deve essere predisposto affinché l’assemblea si senta convocata dal Signore, stia alla presenza del Signore che viene (ho erchómenos), sia da lui compaginata nel suo corpo, ordinato come lo vuole la tradizione apostolica e cattolica. Nessun invito a un rapporto im-mediato con la Presenza di Dio; al contrario, rispetto all’altare occorre la distanza necessaria per esprimere la santità di Dio. D’altra parte, l’architettura della chiesa non deve neppure favorire la possibilità di leggere un’auto-convocazione dell’assemblea né una sua auto-celebrazione: lo spazio liturgico deve essere aperto verso l’altare, verso l’abside, spazio della Gloria di Dio.

Lo spazio liturgico e le sue polarità sono dunque assolutamente da ordinare secondo le indicazioni della riforma liturgica. Occorre tradurre visibilmente nello spazio i quattro segni maggiori della presenza di Cristo nella liturgia: assemblea, altare, ambone, cattedra (o sede). Questo spazio sarà ispirato dal Vaticano II al punto da poter individuare uno spazio «vaticaniano» che succeda a quello tridentino? – si chiede giustamente Philippe Markiewicz in un intelligente articolo («Les cathédrales en panne de réflexion. Vers une architecture liturgique», in Arts sacrés 17 [2012], pp. 12-17).

La seconda domanda a cui rispondere è la seguente: nell’opera di adeguamento liturgico è salvaguardato l’orientamento escatologico dell’assemblea? Su questo punto credo non ci sia molto da sostare, se non per ricordare che la chiesa deve avere un orientamento, perché l’assemblea in atto è una comunità pellegrinante che attende e invoca la venuta del Signore. Nella liturgia eucaristica tutti sono «conversi ad Dominum», verso l’altare: credo dunque che un elemento decisivo su cui valutare la qualità di un adeguamento liturgico sia la sua capacità di far percepire l’orientamento escatologico dell’assemblea convocata dal Signore.

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A questo punto si aprirebbe un discorso relativo alla qualità artistica, al rapporto tra liturgia e bellezza, ma saranno altri, durante i giorni di questo convegno, a percorrere questi itinerari. A me premeva proporre alla vostra attenzione, in modo sintetico, alcune domande a cui è necessario rispondere nel momento in cui ci si appresta a compiere un’opera di adeguamento liturgico. Ben sapendo che l’adeguamento di una chiesa è un cammino di comunione a servizio dei cristiani, perché il loro incontro con Dio nella liturgia sia aderente alla loro fede e allo spazio in cui questa si esprime. E questo cammino va intrapreso animati da una consapevolezza di fondo, che non dovremmo mai dimenticare: sui problemi architettonici e artistici si può sempre discutere e confrontarsi; questo però va fatto con rispetto reciproco e, se si è cattolici, cercando di non lacerare la chiesa ma di praticare l’ascolto gli uni degli altri.

ENZO BIANCHI