Trasfigurazione del Signore

 

Questa esperienza di gloria appare come una rivelazione non solo per i discepoli, ma anche per Gesù. Così il racconto di questo evento ci vuol dire che per affrontare la prova, la tribolazione, non è vero che occorra essere esperti in sofferenza. Occorre semplicemente avere visto la luce: certo, averla vista nella fede, non con gli occhi carnali. Gesù dunque all’inizio del viaggio verso Gerusalemme riceve dal Padre quella luce necessaria per percorrere il cammino, anche nella tenebra della sofferenza e della morte. Pure i discepoli sono muniti di una luce che deve sostenerli e far loro comprendere la necessità della passione in ogni strada di vero, autentico, sincero amore, che deve sostenerli nella fede pur nello scandalo della passione.

Per questo, in quella luce che Dio dona a Gesù e ai discepoli appaiono Mosè ed Elia, la Legge e i Profeti, le Sante Scritture contenenti la Parola di Dio, quale conferma per il cammino di Gesù e luce per i discepoli. Mosè ed Elia dicono la necessità dell’esodo di Gesù. In mondo ingiusto – perché il mondo è ingiusto –, se il giusto vuole rimanere nella logica della giustizia e dell’amore, e questo significa restare fedele a Dio, non può altro che accettare di essere rigettato (cf. Sap 1,16-2,20) e, secondo l’espressione del vangelo, «soffrire pollà, molte cose» (Lc 9,22). Non c’è amore senza sacrificio, non c’è amore senza l’accettazione del soffrire. Questa verità è difficile da comprendere; noi non solo esitiamo ad accettarla ma per istinto, con tutte le fibre del nostro essere diciamo: «Non sia mai!». Non è un caso che l’annuncio pasquale, secondo Luca, abbia un solo insegnamento per i discepoli sempre increduli, ribadito per ben tre volte. I due uomini accanto al sepolcro dicono alle donne: «Ricordatevi di come vi parlò quando era ancora in Galilea, dicendo che era necessario che il Figlio dell’uomo patisse» (cf. Lc 24,6-7); Gesù risorto dice ai discepoli in cammino verso Emmaus: «Non era forse necessario che il Cristo soffrisse per entrare nella sua gloria?» (cf. Lc 24,26); e infine Gesù dice agli undici riuniti insieme: «Queste le parole che vi dicevo: sta scritto che il Cristo dovrà patire» (cf. Lc 24,44.46). La sofferenza è un passaggio necessario per ogni via di amore fedele, non può essere soppressa nel cammino di umanizzazione e neanche nel cammino di sequela di Gesù.