Trasfigurazione del Signore

 

Ma se il discepolo ha visto, se ha visto la luce di Cristo, allora è equipaggiato alla resistenza, alla lotta spirituale. E poi – come diceva abba Antonio – «che cosa abbiamo noi monaci? Abbiamo le Sante Scritture che ci accompagnano sempre, fino all’ultimo respiro» (cf. Atanasio, Vita di Antonio 26,4; Detti dei padri, Serie alfabetica, Antonio 4). Non è forse avvenuto così per i tre discepoli? Nell’annuncio della passione Mosè ed Elia, le Sante Scritture, testimoniano per Gesù; ma secondo Luca anche nel mattino di Pasqua due uomini, sempre Mosè ed Elia, saranno gli interpreti della tomba vuota per le donne là accorse (cf. Lc 24,4-7); e ancora al momento dell’ascensione saranno due uomini, Mosè ed Elia, che diranno agli apostoli: «Questo Gesù … verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo» (At 1,11).

Voglio ricordare a tutti noi, ma soprattutto a Nimal, Francesca ed Elisa, che fanno la loro professione definitiva, che si impegnano a viverla fino alla morte: per il vostro futuro deve bastarvi questa luce, luce della chiamata di cui avete fatto esperienza, luce della trasfigurazione, luce dono di Dio, grazie al quale questa notte potete dire un «Amen» definitivo. E con questa luce devono bastarvi le Scritture Sante, viatico che la comunità vi assicurerà ogni giorno, Parola di Dio che vi accompagnerà sempre, nei buoni e nei cattivi giorni. Non dovete dunque dimenticare che Gesù e i discepoli sono saliti sul Tabor e sono saliti sul monte degli Ulivi insieme e per pregare insieme. I discepoli hanno visto la gloria di Gesù sul Tabor perché sono restati in preghiera; non hanno invece saputo contemplare Gesù sul monte degli Ulivi e seguirlo al Golgota perché quella notte non sapevano pregare. Luca scrive che in entrambe le situazioni i discepoli erano oppressi dal sonno (cf. Lc 9,32; 22,45), ma sul Tabor si tennero ben svegli per pregare e videro la luce, la gloria di Gesù; sul monte degli Ulivi, al contrario, non riuscirono a vegliare, nonostante Gesù li avesse chiamati a pregare con lui, e così decisero l’interruzione della loro sequela, la fuga, il tradimento e il rinnegamento del cammino percorso e della loro esperienza di luce. Non ricordavano l’esperienza del Tabor: non la ricordavano e non potevano ricordarla perché non riuscivano a restare in preghiera.