Trasfigurazione del Signore


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Ripetiamo sempre l’importanza della preghiera, ma dobbiamo esserne convinti, dobbiamo rinnovare questa fede nella preghiera. Anche qui l’esperienza che abbiamo nella nostra vita comunitaria ci ammonisce: solo quando si tralascia di pregare, quando la preghiera come opus Dei, come lavoro di Dio in noi, non ha più il primato, allora è possibile la caduta, la smentita della vocazione. Se non si prega, se non si ascolta la voce delle Scritture, la Parola di Dio, si ascolta la propria voce, si ascolta se stessi, si pensa di dover determinare se stessi senza tenere conto né del Signore né degli altri, si decidono i criteri delle proprie scelte, si pensa soltanto alla propria realizzazione. Allora ci si mette su una strada che promette di non far incontrare la sofferenza, una strada in cui, secondo le parole di Gesù, si vuole riconoscere solo se stessi, e così si finisce per perdere la vita (cf. Lc 9,23-24).

Carissimi Nimal, Francesca ed Elisa, voi siete consapevoli della parola che date a noi fratelli e sorelle davanti alla chiesa; voi siete consapevoli dell’impegno che assumete con la nostra comunità e con Dio, dell’alleanza che stringete con noi e con il Signore. Per molti anni, più di sette, avete potuto discernere il cammino monastico che qui noi tutti cerchiamo di fare, nonostante le nostre infedeltà e le nostre debolezze. E in questi anni avete anche sofferto lo scandalo di chi ha smentito la parola data e ne avete portato con noi la ferita. Anche per voi verranno ore difficili, verrà forse il buio del Golgota, l’ora in cui non sarete capaci di ascoltare la voce di Dio e quindi neanche la voce della comunità, ma sentirete in voi soltanto una voce vostra. Sarà l’ora di ricordarvi di questa notte, sarà l’ora di dire con Gesù: «Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?» (Mc 15,34; Mt 27,46; Sal 22,2). Ma dirlo con Gesù significa condividere con lui certo il sentimento di silenzio, di abbandono e magari di assenza di Dio, ma continuare fedelmente a dire: «Mio Dio, mio Dio», dunque un Dio che resta in alleanza, dove il «mio» esprime il legame, quello sancito questa notte come conferma battesimale: «Mio Signore, mio Gesù e mio Dio».