Il cristiano nella Lettera ai Filippesi

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Cattedrale di Lione, 14 marzo 2009
Ritiro Diocesano
con il cardinale PHILIPPE BARBARIN
Siamo capaci di vivere giorno dopo giorno un intensa relazione con il Signore?

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«afferrato» da Cristo e chiamato a conoscerlo


Ritiro Diocesano con il cardinale PHILIPPE BARBARIN
Cattedrale di Lione, 14 marzo 2009
ENZO BIANCHI
Priore di Bose

Se a proposito di Gesù Cristo la Lettera ai Filippesi offre alla nostra meditazione un testo preciso, l’inno che abbiamo commentato, non altrettanto avviene per la figura del cristiano. Lungo l’epistola sono tuttavia disseminate indicazioni preziose a questo riguardo, che ci consentono di compiere un itinerario di comprensione sulle caratteristiche essenziali del cristiano secondo l’Apostolo.

a) Il cristiano è un «santo in Cristo Gesù»

Per Paolo innanzitutto il cristiano è uno dei «santi (collocati) in Cristo Gesù» (Fil 1,1 e 4,21; si vedano anche le altre intestazioni delle lettere paoline: cf. Rm 1,7; 1Cor 1,2, ecc.). Dire che il cristiano è santo significa dire che egli è il frutto di un’azione di Dio, il tre volte Santo (cf. Is 6,3) che lo chiama alla comunione con lui: chi rende santo l’uomo è solo il Signore, nessuno può rendere santo né se stesso né gli altri. Ripeto, il cristiano è separato, distinto dagli altri uomini, per un’azione gratuita di Dio alla quale egli è semplicemente chiamato a rispondere: la santificazione non è il frutto di una decisione dell’uomo né delle sue opere buone, delle sue virtù morali! Questo annuncio ci può scandalizzare, ma è parte integrante della buona notizia consegnataci dalle Scritture: noi dobbiamo lasciare a Dio l’iniziativa, l’azione e il compimento della santità.
In più, specifica Paolo, il cristiano è santo in quanto «(collocato) in Cristo Gesù», lui che è «il Santo di Dio» (Mc 1,24; Gv 6,69), il fondamento della santità, per una crescita verso la pienezza e la santificazione; ma in radice l’uomo posto in Cristo Gesù è già santo, nel senso che vive un legame originale e radicale con il suo Signore, e ciò lo rende una creatura nuova (cf. 2Cor 5,17).