Amore e giustizia

Paul Ricoeur
Paul Ricoeur
di Enzo Bianchi

a 10 anni dalla morte di Paul Ricoeur
alcuni brani dall'introduzione al libro Paul Ricoeur: La logica di Gesù. Testi scelti (Qiqajon 2009) 

Del pensiero ermeneutico di Ricoeur bisogna innanzitutto sottolineare il risalto dato alla funzione di distanziamento come preliminare necessario a una giusta appropriazione del testo. Una prima distanza esiste tra il testo e il suo autore, poiché, una volta prodotto, il testo acquista una certa autonomia in rapporto al suo autore; inizia un percorso di significato. Un'altra distanza esiste tra il testo e i suoi lettori successivi; questi devono rispettare il mondo del testo nella sua alterità. I metodi di analisi letteraria e storica sono perciò necessari all'interpretazione. Tuttavia il significato di un testo può essere dato pienamente se viene attualizzato nel vissuto dei lettori che se ne appropriano. A partire dalla loro situazione, questi sono chiamati a far emergere significati nuovi, in linea con il senso fondamentale indicato dal testo. La conoscenza biblica non deve fermarsi al linguaggio, ma cerca di raggiungere la realtà di cui parla il testo. Il linguaggio religioso della Bibbia è un linguaggio simbolico che »fa pensare, un linguaggio di cui non si cessa di scoprire le ricchezze di significato, un linguaggio che ha di mira una realtà trascendente e che, nello stesso tempo, rende la persona umana conscia della dimensione profonda del suo essere. [...]

Ricoeur ha sentito il bisogno di far comunicare tra loro i registri distinti della sua rigorosa riflessione filosofica e quello della convinzione di fede, arrischiandosi in alcuni »luoghi di intersezione dei due ambiti: il male, la compassione, la speranza, l'economia del dono5. Del resto, per Ricoeur lavoro filosofico e riflessione religiosa, critica e convinzione, costituiscono il duplice riferimento da lui ritenuto assolutamente prioritario, nella certezza che »la filosofia non è semplicemente critica, ma è anche dell'ordine della convinzione. E la convinzione religiosa stessa possiede una dimensione critica interna. [...]

Dagli scritti »biblici (sulle beatitudini, sulle parabole, sul detto diMatteo 16,25, sulla logica di Gesù) emerge la centralità del paradosso come elemento decisivo del parlare di Gesù: figura retorica, ma anche forma di pensiero che nella sua stessa formulazione esprime il cuore della logica di sovrabbondanza e di eccesso di Dio, di Gesù e pertanto della fede cristiana. Il paradosso, e ancor di più l'ossimoro, induce a pensare e immette in una ricerca di senso che non ha fine. [...]

Il pensiero di Ricoeur lascia spazio al paradosso e gli riconosce la forza di spiazzare, di intrigare, di inquietare, di disorientare, fornendo così all'uomo l'occasione di rimettersi in cammino rompendo con la pigrizia delle abitudini, impedendogli di progettare la propria esistenza come totalità senza rotture, come linearità senza discontinuità, così che si può ritrovare il centro dell'umano e il volto del Dio narrato da Gesù di Nazaret. Esemplari, come paradossi biblici in bocca a Gesù, sono le parabole: racconti della normalità, della quotidianità umana, che intendono però evocare lo straordinario della presenza del regno di Dio tra gli uomini: esse agiscono attraverso tre elementi narrativi nevralgici che diventano anche momenti esistenziali decisivi per l'uomo: l'evento, la conversione, la decisione.

Ma per lasciar dispiegare la forza paradossale delle parabole come di ogni parola evangelica e biblica è necessaria l'immaginazione. Immaginazione che è all'opera nella costruzione e strutturazione del testo biblico (si pensi in particolare ai testi narrativi e poetici) e che è necessaria al lettore per l'adeguata appropriazione del testo stesso. Scrive magnificamente Ricoeur:

A me pare che ascoltare le parabole di Gesù significhi lasciare aperta l'immaginazione alle nuove possibilità dischiuse grazie alla stravaganza di questi brevi racconti. Se guardiamo alle parabole come a una parola che si rivolge più alla nostra immaginazione che alla nostra volontà, non saremo tentati di ridurle a consigli didattici, ad allegorie moraleggianti. Lasceremo che la loro forza poetica sbocci in noi. [...]

Ricoeur passa poi alla liturgia, forma che mi forma, spazio che configura e anticipa già il mondo in Cristo e che dà all'individuo una forma comunitaria, quindi alla presenza dei cristiani nel mondo e nella società in cui spesso essi sono afflitti da »mancanza di inventiva. La poetica cristiana di Ricoeur sottolinea a questo proposito la dimensione escatologica del cristianesimo e il fatto che »più che una nuova morale, il cristianesimo offre una nuova motivazione [...]

Si disegna così, mi pare, nel pensiero di Ricoeur, l'abbozzo di un cristianesimo mite, umile, certamente convinto della testimonianza da dare al mondo, ma altrettanto certo dell'umiltà di questa testimonianza. Se Ricoeur riconosce nella categoria della testimonianza un dono che il religioso fa al filosofico perché ne faccia buon uso, forse il buon uso può trovarsi espresso dall'umiltà. Del resto, come ricorda in maniera sublime Pascal Quignard, la testimonianza più veritiera ignora la maggior parte di ciò di cui dà testimonianza. [...]

Significativamente Ricoeur preferisce parlare di Dio onni-amante piuttosto che onnipotente. Sì, l'unico potere diDio è l'amore disarmato. Il nostro desiderio è che questo amore disarmato, gratuito, sempre preveniente, sia anche dei cristiani e delle chiese nella storia, nella compagnia degli uomini.