Vivere la morte


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© edizioni Gribaudi, 1980
© edizioni Gribaudi, 1980


Nella nostra esistenza la morte resta l'evento ineluttabile per eccellenza, anche se oggi si vive come se si fosse immortali. Da alcuni decenni noi cristiani esistiamo passivamente, fino a essere complici di questa nuova forma di mondanità dominante, a un occultamento della morte e a una rimozione di questa realtà del nostro vivere quotidiano. È una vergogna e un tradimento della vocazione ricevuta nel battesimo, che è immersione nella morte, e non in una qualsiasi morte, ma nella morte del Signore. La morte viene così rubata all'uomo, come se fosse qualcosa di osceno, e la nostra vita rischia di non avere più un confronto con il momento della propria finitudine, perdendo ogni capacità di un autentico rapporto con gli uomini, le creature, il mondo in cui siamo stati posti. Il significato della vita subisce una deformazione disumana e il significato della morte sfugge sempre di più all'uomo costretto a morire in modo incosciente, nello spazio degli emarginati, secondo modelli forniti dalle ideologie dei consumi e dell'edonismo. Il libro è una forte - e insieme consolante - reazione a questo.

Enzo Bianchi
Vivere la morte

© edizioni Gribaudi, 1980

premio Città di Pescia 1981 per il libro religioso

«Attraverso i testi della Scrittura viene presentato come man mano la luce della rivelazione rischiara la realtà dell'oltretomba e quindi del passaggio ad essa... sono sei capitoli in cui la Parola di Dio si fa sempre più illuminante e confortatrice fino a culminare nella morte di Cristo, modello di ogni morte cristiana... un volume la cui lettura farà certamente del bene»

(G. Caprile, «La civiltà cattolica»).

«Il libro esaurisce con lucidità di analisi molti interrogativi e offre all'uomo dei nostri giorni un tentativo di porsi diversamente di fronte alla vita e pertanto alla morte, alla luce dell'insegnamento di Cristo... Quasi al termine del volume, l'Autore ha vergato un capitolo autobiografico toccante e al tempo stesso prezioso, quasi un'indagine introspettiva della fierezza personale di essere cristiano. Per gli studiosi della morte è un utile sussidio, per quelli che vogliono affrontare per la prima volta questa tematica un valido strumento di riflessione...»

(Mondo cattolico, 1° rete RAI).

«Un'opera che costituisce un forte stimolo a vivere la morte in senso pienamente umano e cristiano»

(G. Salmon, «Testimoni»).