Introduzione di Enzo Bianchi

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Pieve di Cellole, 7 aprile 2013

Carissimo padre e Vescovo Alberto, carissimi Vescovi Piero Marini, Brian Farrell, Antonio Buoncristiani, Mansueto  Bianchi, Mario Meini, Erminio De Scalzi, cari fratelli e sorelle e cari amici: all’inizio di questa nostra liturgia desidero manifestare il mio ringraziamento al Signore per i doni che continua a fare alla nostra povera comunità. Siamo e vogliamo essere una piccola realtà nel grembo della Chiesa santa e una, una comunità monastica che tenta, tenta, di vivere il vangelo, nella vita fraterna, nel lavoro, nella preghiera e nell’accoglienza di tutti quelli che bussano alla nostra porta. 

Come diceva s. Pacomio, nostro padre insieme a san Basilio e a san Benedetto, noi siamo solo dei poveri laici che vogliono vivere la Koinonia, la comunione dei discepoli del Signore. Voi tutti sapete che noi monaci non siamo essenziali alla  vita della Chiesa, e dovremmo essere una memoria del vangelo, ma non sempre ci riusciamo. Collocati ai margini, ai confini della Chiesa e della società, sentiamo la vocazione ad essere quelle sentinelle di cui ci parla il profeta Isaia, che giorno e notte non si stancano di pregare il Signore e a lui chiedono misericordia per la Chiesa e per tutti gli uomini. Solo nel giorno del giudizio si vedrà se l’opera nostra è stata l’opera del Signore, non nostra opera, e questo lo sapremo solo allora, non prima.

Noi oggi semplicemente ci sentiamo di ringraziare il Signore che ci ha chiamati a questa vita monastica nel 1965 alla fine del Concilio e che nell’ottobre del 1968 abbiamo iniziato in quattro la vita comune: e uno di quei quattro è qui a Cellole. E nel 1973 il cardinale Michele Pellegrino, Arcivescovo di Torino, ha approvato la nostra Regola e ci ha concesso di professare definitivamente la vita monastica. Poi il Vescovo della Chiesa locale di Biella, mons. Massimo Giustetti ha approvato i nostri statuti e ci ha dato il riconoscimento giuridico, e così siamo una comunità di monaci, di confessioni cristiane diverse, a servizio dell’unità di tutte le Chiese. Noi lo confessiamo: nonostante me, nonostante noi comunità, il Signore ci ha fatto crescere, e così a Gerusalemme, a Ostuni, ad Assisi, abbiamo iniziato una vita di fraternità, abbiamo dato vita a dei piccoli monasteri. Ed eccoci ora a Cellole, nella Chiesa locale di Volterra il cui Vescovo Alberto (con il parroco don Armando) ci ha accolti con affetto e attenzione. Come ringraziarlo per la fiducia che ci ha mostrato? Noi chiediamo al Signore che lo sostenga, lo consoli nel suo ministero episcopale e noi gli assicuriamo per lui e per la sua Chiesa la preghiera e la comunione sincera e leale.

Monastero di Bose - Fraternità di Cellole

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