Devo raccontarvi una storia...

xl 1842 arabeschi lattedi Rubem Alves

Devo raccontarvi una storia: Il pranzo di Babette. Scritta da Karen Blixen ha ispirato uno splendido film di Gabriel Axel. Un villaggio sperduto sulla costa danese, circondato da una gran solitudine e dal mistero del mare. Al centro della sua vita, la religione... Un austero pastore aveva insegnato agli abitanti la via al paradiso: si dovevano abbandonare tutti i piaceri mondani. Tacitamente questa lezione era scritta ovunque: nei loro occhi, nelle loro voci, nei loro sorrisi, nei loro abiti, nel loro cibo. Il pastore aveva due figlie. Erano belle. Molti uomini venivano da lontano solo per vederle. E molti se ne innamoravano... Ma invano. Una volta toccò a un giovane ufficiale. Ma il padre disse: “No! Ella è il mio braccio destro nelle pratiche religiose. Come potrei lasciarla andare?”. Poi fu la volta di un cantante d’opera, giunto da Parigi per sposare la seconda figlia. Ma il padre disse: “No! Ella è il mio braccio sinistro nelle pratiche religiose. Come potrei lasciarla andare?”.
Passarono molti anni. Il tempo operò i suoi cambiamenti. Il pastore morì. La gente invecchiò, anche le due sorelle. Ma il villaggio non mutò. Gli stessi occhi, le stesse voci, gli stessi abiti, gli stessi sorrisi, lo stesso cibo. No, qualcosa cambiò. S’inasprirono. Adesso, ovunque, c’era risentimento e invidia.
Pioveva quella notte. Il vento infuriava per la strada vuota. Un’ombra si muoveva nel buio. Una donna. Una straniera. Bussò alla porta della vecchia casa, dove vivevano le due sorelle. “Chi sarà mai, a quest’ora?”, si chiesero. Aprirono la porta. La donna consegnò loro una lettera, proveniente dalla Francia. Era firmata dal cantante d’opera, il quale vi esponeva la seguente storia.
C’era stata una rivoluzione, in cui il marito e il figlio di quella donna erano stati uccisi. Anche la vita di lei era in pericolo. Ella aveva bisogno di un posto ove nascondersi. A lui era venuto in mente quel villaggio e le loro case. Si rivolgeva loro perché le offrissero ospitalità.
Era una brava cuoca...
“Ma siamo povere”, dissero, “non possiamo pagarti”. “Lavorerò gratuitamente”, rispose Babette. Così si chiamava.
Fu così che Babette si fermò... (la narrazione continua nei prossimi giorni)

tratto da Parole da mangiare, Edizioni Qiqajon