L'uomo nell'era della tecnica

L'uomo nell'era della tecnica

06 Novembre 2016

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Italia

Umberto GalimbertiUmberto Galimberti ha insegnato Filosofia della storia presso l’Università “Cà Foscari” di Venezia, è psicoanalista di formazione junghiana. Fissando il proprio sguardo filosofico sui confini tra ragione e follia, nei suoi studi ha indagato con metodo genealogico le nozioni di simbolo, corpo e anima, rendendo visibili le tracce del sacro che persistono nella nostra civiltà dominata dalla tecnica. Tra i suoi libri recenti: Eros e psiche (Milano 2012). I miti del nostro tempo ( Milano 2012); La morte dell'agire e il primato del fare nell'età della tecnica (Milano 2013); La terra senza il male (Milano 2013); Idee: il catalogo è questo (Milano 2013); Il segreto della domanda. Intorno alle cose umane e divine (Milano 2013); Giovane, hai paura?(Venezia 2014); L'usura della terra (Milano 2014). E’ stato in varie occasioni ospite dei confronti.


Siamo tutti persuasi di abitare l’età della tecnica, riteniamo ancora che la tecnica sia uno strumento nelle mani dell’uomo: non è più così. Nel senso che ormai la tecnica è diventata il nostro ambiente, il nostro luogo di abitazione. Soprattutto è diventato il soggetto della storia.

Il rapporto uomo/tecnica si è capovolto, non è più l’uomo il soggetto della storia, ma lo è diventato la tecnica. L’uomo è diventato il funzionario degli apparati tecnici a cui appartiene. E la politica non è ormai più il luogo delle decisioni.

La tecnica ha operato una trasformazione notevole: ha eliminato la dimensione dell’agire e l’ha sostituita con quella del fare. Agire vuol dire che io compio un’azione in vista di uno scopo, fare vuol dire che io eseguo azioni descritte e prescritte senza conoscere gli scopi finali e, qualora li conoscessi, senza averne alcuna responsabilità. Questo è il risultato del passaggio dall’agire al fare: eseguire bene il tuo lavoro, gli scopi non ti riguardano. L’età della tecnica esige che noi siamo irresponsabili, modifica anche il nostro sentimento. Tutti questi rischi furono bene individuati da Heidegger quando affermò che noi non siamo affatto preparati alla trasformazione tecnica del mondo.

Noi infatti pensiamo all’utile, al vantaggioso, al profittevole.. interessa ancora che cosa è santo, che cosa è buono, che cosa è bello, che cosa è giusto? Si muove il mondo intorno a queste categorie o si muove solo intorno a ciò che è utile e vantaggioso?


É previsto un primo incontro alle 10.30, l’eucaristia alle 12.00, la ripresa con il secondo incontro alle 15.00, seguito dal vespro.

Per iscrizioni:
Tel: (+39) 015 679 185
dal lunedì al sabato eccetto sabato sera
a questi orari
dalle 10.00 alle 12.00;

dalle 14.30 alle 16.30;

dalle 20.00 alle 21.00.

Per informazioni:ospiti@monasterodibose.it