Indirizzo di saluto del priore di Bose, Enzo Bianchi

XXII Convegno Ecumenico Internazionale di spiritualità ortodossa
BEATI I PACIFICI
Bose, 3-6 settembre 2014
in collaborazione con le Chiese Ortodosse

Ingresso di Geserusalemme Icona fine XVI sec Museo di Lhabavsk

INDIRIZZO DI SALUTO DEL PRIORE DI BOSE, ENZO BIANCHI

Bose, 3 settembre 2014

A tutti voi un caro saluto da parte mia e della comunità e su tutti voi l’invocazione dei doni dello Spirito Santo, tra i quali è sempre eminente la pace, quella pace lasciata da Cristo risorto ai suoi discepoli, alla sua Chiesa. Siamo di nuovo insieme per il XXII Convegno Ecumenico Internazionale, che quest’anno dedichiamo a un tema estratto dalle beatitudini del Signore: “Beati i pacifici, perché saranno detti figli di Dio” (Mt 5,9).

Noi credo che siamo coscienti più che mai che, se è vero che la pace è un dono del Signore, un dono dall’alto, una promessa messianica, resta vero che il contrario della pace: l’inimicizia, la violenza, la guerra continuano a essere la grande seduzione per gli uomini. A volte ci chiediamo se non c’è una follia nell’umanità, perché con l’esperienza delle guerre e della violenza l’umanità tenta sempre di fare dei passi verso l’umanizzazione e ricorda sempre gli eventi delle guerre con dolore e anche con pentimento, ma subito è di nuovo sedotta dalla guerra e continua a fare la guerra.

Indirizzo di saluto di Enzo BianchiCi vogliono degli occhi ricchi di discernimento per cogliere questa situazione e secondo me le parole di papa Francesco, il vescovo di Roma, che vedono attualmente in corso una terza guerra mondiale a frammenti *, questa parole sono una realtà perché proprio mentre facciamo memoria della prima guerra mondiale europea, abbiamo appena fatto memoria della seconda guerra mondiale europea, in cui le autorità delle varie nazioni si sono trovate in segno di riconciliazione e di pace, tuttavia noi vediamo sempre di più che poi si cede alla tentazione della guerra. Il nostro Mediterraneo è in fiamme, del Medio Oriente conosciamo la situazione: i nostri fratelli sono perseguitati e ci stanno dando una testimonianza che dovrebbe far vergognare noi che viviamo in un mondo che non conosce la persecuzione, non conosce gli avversari alla nostra fede e non siamo capaci assolutamente di iniziative di pace.
È qualcosa che ci dovrebbe far sentire davvero davanti al Signore non coerenti con il suo mandato, con il suo comandamento dell’amore reciproco e del dono della pace da scambiarci e da instaurare nel mondo. La chiesa dovrebbe essere una comunità di pace e una scuola di pace per tutte le genti, per tutti gli uomini; e certamente oggi alza la voce, ma dovremmo essere più concordi e alzarla in una maniera tale che il Signore ci possa esaudire, sulla promessa che lui ha fatto: Dove due o tre si accordano nel chiedere qualcosa al Padre mio, il Padre mio lo concederà (Mt 18,19).
Ecco, questo tema dunque ci impegna, chiede davvero da parte di tutti noi una conversione alla pace e in questi giorni è un grande dono di Dio che Chiese diverse come siamo, ma che vogliamo la riconciliazione, vogliamo giungere alla comunione visibile, meditiamo su questo tema della pace. Non lo meditiamo solo per noi. Certamente impegna le nostre coscienze, ma noi lo meditiamo anche per l’umanità, per il mondo, a nome loro, perché la pace è la grande promessa messianica a tutti gli uomini, non al solo Israele, non alla sola comunità dei cristiani. Ecco perché il primo pensiero è un ringraziamento a Dio che ha permesso anche quest’anno questo incontro. Il Signore ci sostiene con la sua forza, continua a rinnovare in noi la convinzione della bontà di questo nostro incontrarci, di questo nostro guardarci negli occhi, di questo nostro insieme cercare la sua volontà, e quindi davvero un grande ringraziamento al Signore che è presente in mezzo a noi.
Noi contiamo poco, sovente le nostre Chiese sono delle comunità di santi e di peccatori, sovente siamo delle baracche o siamo delle navi in mare tempestoso, sconquassate dai venti. È così! È stato così per la barca del Signore Gesù, non può essere diversamente per noi. Eppure noi come i discepoli siamo chiamati a non essere gente di poca fede, a non dubitare, a mettere nel Signore la nostra speranza: è lui solo la nostra forza, è lui solo la nostra pace. Egli che ha abbattuto il muro grande di divisione il muro tra Israele e le genti, e l’ha abbattuto definitivamente, ancor più facilmente potrà abbattere i muri tra le nostre chiese ma i muri anche oggi tra gli uomini.
Ringraziamo davvero col cuore il Signore perché ci dà questa grazia di trovarci insieme ed esercitiamoci all’amore reciproco in questi giorni, all’ascolto reciproco, al voler sentire ciò che brucia nel cuore del fratello o della sorella, ad essere il più possibile, per quanto ci concede lo Spirito Santo, degli artefici di pace dei pacificatori in modo da meritare un giorno la beatitudine: “Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9).

*Cfr. Conferenza stampa di papa Francesco durante il volo di ritorno dalla Corea, 18 Agosto 2014

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