Messaggio di Olav Fikse Tveit, segretario generale del WCC

XVIII Convegno Ecumenico Internazionale di spiritualità ortodossa
COMUNIONE E SOLITUDINE NELLA TRADIZIONE ORTODOSSA
Bose, 8-11 settembre 2010
in collaborazione con le Chiese Ortodosse

Rev. Dr. Olav Fykse Tveit, segretario generale del WCCMESSAGGIO DI OLAV FIKSE TVEIT, SEGRETARIO GENERALE DEL WCC

Ginevra, 8 settembre 2010

Caro Priore e cari membri della
Comunità monastica di Bose,

cari partecipanti al convegno,
amati fratelli e sorelle in Cristo,

ho l’onore e la grande gioia di rivolgermi alla Comunità monastica di Bose per la prima volta dopo la mia elezione a capo del Consiglio ecumenico delle Chiese in qualità di Segretario generale.
Sono perfettamente cosciente, però, che esistono – ormai da diversi anni – legami di amicizia e di collaborazione fra la Comunità e il Consiglio ecumenico delle Chiese. Senza alcun dubbio, si tratta di legami tessuti sulla trama del nostro impegno comune per la stessa causa e sul medesimo cammino verso l’unità delle Chiese.
A questo proposito vorrei affermare ancora una volta che la preghiera di Gesù in Giovanni 17, «perché siano una cosa sola», resta il fondamento del Consiglio ecumenico delle Chiese e, ad un tempo, il suo fine. La questione dell’unità non è affatto superata; anzi, più che mai è e deve restare all’ordine del giorno del Consiglio ecumenico, delle Chiese stesse, e del movimento ecumenico nel suo insieme.

Così, i nostri legami di collaborazione, le nostre relazioni ecumeniche, le nostre sinergie con un gran numero di Chiese, di istituzioni e di movimenti acquistano un’importanza capitale. È in questo spirito che vorrei esprimere il nostro grande apprezzamento per il fatto che la Comunità monastica di Bose sia divenuta uno strumento prezioso per lo sviluppo e il rafforzamento delle relazioni ecumeniche, per l’incoraggiamento e l’avanzamento del dialogo teologico, per vivere l’esperienza concreta della condivisione spirituale.

Il XVIII Convegno di spiritualità ortodossa, che cercherà di approfondire il tema Comunione e solitudine, offrirà senza dubbio a diversi teologi di fama l’occasione di attingere ai tesori teologici e spirituali dell’Oriente e dell’Occidente, e di presentare nuove piste di riflessione e nuove risorse che daranno nuovo vigore ai nostri sforzi.
Personalmente, vorrei suggerire la croce, la croce del nostro comune Signore e Salvatore Gesù Cristo, come possibile chiave di lettura per il tema del Convegno: Comunione e solitudine.

Non vi è solitudine più tragica di quella di Gesù sulla croce: «Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?» (Sal 22). Eppure, nel profondo del suo significato, questa solitudine è condivisa con l’umanità intera. Non c’è dubbio che i grandi maestri spirituali siano coloro che si sono sentiti interpellati da questa immagine di Gesù abbandonato e che hanno deciso di portare la loro croce e di seguirlo, perché hanno compreso che la croce è, in realtà, il segno per eccellenza che Dio è con noi. Questo significa che non c’è vera solitudine per quanti decidono di seguire il cammino della croce, poiché essi vedono la loro esistenza colmata da Dio. Non sono mai più soli. L’amore incondizionato di Dio li accompagna, li rafforza, li sostiene. La croce permette loro di vivere l’amore di Dio verso ogni essere umano e verso la creazione, anche nella solitudine, in un modo radicalmente altro, profondo, reale, irriducibile.
Vivere l’amore di Dio potrebbe essere sinonimo di ricevere con gratitudine il dono della croce, questo dono che lega i cristiani gli uni agli altri e li unisce nel ricordo della loro chiamata a portare la croce gli uni con gli altri. Questa vocazione costituisce, infatti, il fondamento della comunione, l’imperativo di impegnarsi gli uni con gli altri e di operare insieme per assicurare quella comunione che è il nostro fine ultimo. Nel deserto o nella loro cella monastica, i grandi spirituali hanno vissuto questo desiderio ardente della comunione con i fratelli e le sorelle, per i quali hanno pregato incessantemente, che hanno accolto con delicatezza e disponibilità, che hanno sostenuto e con i quali hanno a volte anche condiviso le loro croci.

Sono felice che, anche quest’anno, una mia collega sia presente in mezzo a voi. Sarà lei a trasmettervi i nostri saluti più cordiali e l’assicurazione delle nostre preghiere per il buon esito del vostro Convegno.

Vostro nel Signore,
Pastore Olav Fykse Tveit
Segretario generale del CEC

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