Messaggio di Irinej, Patriarca di Serbia

XXIV Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa
MARTIRIO E COMUNIONE
Monastero di Bose, 7-10 settembre 2016
in collaborazione con le Chiese ortodosse

Irinej Arcivescovo di Pec Metropolita di Belgrado-Carlovci e Patriarca di SerbiaMESSAGGIO DI IRINEJ, PATRIARCA DI SERBIA

Reverendissimo padre Enzo - priore del monastero cenobitico di Bose – Eminenze, Eccellenze, Vescovi, Reverendi Padri, stimati professori e partecipanti al Simposio, cari fratelli e sorelle!
Se nei giorni prossimi che stanno davanti a noi , qui, nel monastero Bose, andremo a considerare il martirio sotto l’aspetto storico, teologico, innografico e spirituale, potremo osservare che i Cristiani, come testimoni di fede e martiri, vengano perseguitati oggi come allora.

Vengono perseguitati perché non possono liberamente confessare la propria fede nella loro terra.

Scappando dal pericolo di morte dalla terra d’origine, spesso via mare, non protetti da nessuno, molti perdono la loro vita affogando nel mare.

Come profughi non sono ben voluti e per questo rappresentano per l’Europa un enigma ed un problema.

Possiamo vederli come vittime degli estremisti e come muoiono nelle strade o presso i loro luoghi di preghiera. Domandiamo e domandiamo pure a noi stessi: puo’ capitare anche a noi la stessa cosa nel cuore d’Europa? Guardando avanti vediamo che le vittime degli estremisti non sono soltanto Cristiani ma lo sono altrettanto i non - Cristiani , privi del diritto di confessare la propria fede e le proprie convinzioni.

Negli ultimi anni in cui crescono i conflitti bellici nel Medio Oriente, la persecuzione e la discriminazione nei confronti dei Cristiani aumenta. Da noi le notizie relative alla loro persecuzione ed ai loro destini , arrivano tramite i mass media in forma non completa . La nostra recezione al riguardo e’ selettiva o virtuale, percio’ , detto con il condizionale, avremmo il problema di poter osservare il fenomeno nella sua completezza.

Considerando il Cristianesimo nella sua interezza, e cioè come una famiglia, e nel tale contesto analizzando il fenomeno del martirio per la fede, possiamo dire che la nostra religione è divisa in due gruppi: in quello che è è costretto a confrontarsi con pericoli reali cioè dove gli uomini perdono le proprie vite ed in un altro gruppo che apparentemente vive una vita sicura e senza pericoli..
Noi che pensiamo di vivere una vita sicura e senza pericoli, infatti, viviamo nella grande prova della nostra responsabilità morale direi nel peccato.
I contemporanei martiri della fede, dal punto di vista geografico, vivono relativamente lontano da noi, piuttosto appartengono ad una cultura e ad una confessione di fede diversa, dalle quali noi siamo divisi e allontanati ormai da tanti secoli. Per tale motivo gli attuali martiri della fede, i Cristiani di Libia, della Siria, dell’ Irak o dell’Egitto, non saranno inseriti nel nostro calendario ecclesiastico. Puo’ darsi che cio’ possa costituire una grande prova per noi oppure semplicemente il peccato, a motivo che noi non vediamo in essi una parte integrante della nostra famiglia, voglio dire, come nostri fratelli e sorelle che pregano per noi davanti al Trono di Dio.

Se volgiamo il nostro sguardo indietro e cioè alla storia dei primi secoli della nostra Chiesa, troveremo molti martiri che provenivano da diverse parti del mondo . Ad esempio, la nostra Chiesa serba glorifica la legione di Tebe che è tutta composta da fedeli Africani. Quanto è importante per tutti noi l’inno bizantino dei Fanciulli nella Fornace o martiri dell’ Asia Minore. Anche nelle Alpi nordiche, sulle sponde del Danubio e sul fiume Reno, troviamo luoghi santi e santuari che sono consacrati e dedicati agli anzidetti fanciulli.

Come mai il mondo cristiano d’allora era cosi’ collegato, e come fu possibile nella loro epoca, senza internet e senza la tecnologia mediatica e senza altri mezzi moderni di comunicazione, che le notizie e la storia dei martiri si trasmettessero e diffondessero da un continente all’altro e nei diversi continenti?

Quanto sono state profondamente religiose, sincere e devote le antiche generazione cristiane ?

I Cristiani - come Comunità e Chiesa Unica – si dedicarono nel ricordare e glorificare il martirio dei loro fratelli e ciò fu anche per essi la fonte vivificante e l’ispirazione della preghiera, nonostante il fatto che il martirio dei fratelli accadesse geograficamente nelle più diverse parti del mondo, lontani gli uni dagli altri a migliaia, migliaia di chilometri di distanza.

Nel corso della storia la vita della Chiesa è cambiata: basta ricordarsi dei tempi lontani quando “il Cristianesimo era giovane”, quando i Cristiani vivevano una vita entusiasta e piena di fede nel nostro Signore Gesu’ Cristo. I martiri dei primi secoli godevano di un unanime riconoscimento e cosi’ i Cristiani dell’epoca loro hanno considerato ed accettato il loro martirio come una nuova pietra sul fondamento della Chiesa, pietra che andava ad edificare e costruire nuove colonne della Chiesa. Il martire che versava il proprio sangue a causa di Cristo, da Lui stesso prendeva doni salvifici e la sua tomba veniva vista come la fonte e la sorgente della vita in Cristo. Si sa bene che il martirio di un non battezzato era considerato come battesimo di sangue.

Una volta divisi i fratelli in Cristo, noi oggi siamo messi nella condizione di essere scettici e pronti di porre dei confini gli uni nei confronti degli altri, ad esempio di domandarci se i sacramenti d’una Chiesa sono validi per l’altra Chiesa. Una volta comunque credevamo che ogni tipo di martirio in nome di Cristo, superasse i confini posti da noi stessi. Nella Chiesa Ortodossa il ricordo del martire per Cristo , che non ha rinnegato il nostro Salvatore, era un fatto molto venerato ed altamente espresso, cosi’ in ogni cenacolo , ed all’altare, dove si celebra la santa Eucaristia, vengono inseriti – murandoli - frammenti delle reliquie dei santi, specialmente di santi martiri.

In sintonia con le cose dette sopra, i martiri della chiesa paleocristiana sono state vittime universali, naturalmente quindi al di la’ delle differenze confessionali.

Quando nella chiesa primitiva, un Cristiano in Africa veniva martirizzato, si aveva esperienza della sua morte anche in Europa. Oggi ci domandiamo quali conseguenze e quali influenze portino sulla vita del Cristiano europeo la morte di un martire Copto, Iraniano, Armeno, Siriaco, avvenute negli ultimi mesi e negli ultimi anni.

La Chiesa infatti - oltre che dalla struttura gerarchica terrena e materiale - viene edificata dalla Sinassi dei Santi nel cielo in comunione con la Sinassi dei Martiri, i quali hanno testimoniato e confermato la propria fede con il sangue. Nel tempo di oggi, tempo di lacerazioni causate dalla civilizzazione e dai suoi presupposti, i Cristiani sono spinti a pensare quale rapporto e quali posizioni debbano prendere nei confronti del martirio dei Cristiani .
Forse, proprio la considerazione del martirio, come testimonianza di fede a causa del sangue, potrà portare i Cristiani divisi a trovare la soluzione per l’unione perduta della Chiesa.

E quasi sicuro che - finchè siamo sul globo terrestre e sino alla sua fine - affronteremo il martirio dei Cristiani.

Uno dei piu’ antichi scritti al riguardo è stato redatto da Origene. Nell’anno 235 scrisse l’opera intitolata “Lo stimolo al Martirio” . Sono d’accordo tutti i conoscitori rilevanti delle opere di Origene che questa opera sia stata scritta in fretta e nelle circostanze particolari cioè nel periodo delle persecuzioni dei Cristiani e perciò la cosa è perfettamente chiara anche oggi .

Quello che è interessante in Origene e che egli abbia voluto stimolare l’uomo, quando questi ha la possibilità di scegliere e di scegliere il martirio per Cristo e mai l’alternativa diversa.
Ci domandiamo, che cosa facciamo noi per incoraggiare i fratelli che vengono perseguitati?

Chi di noi oggi è zelante quotidianamente, tale cioè da guardare ed ispirarsi al martirio oggi in tutte le sue forme, similmente a quello che ha fatto Origene?

Al posto di cio’ noi vediamo invece il martirio con degli occhi “virtuali”: con quelli della politica e della psicologia, dei fatti e delle interpretazioni storiche, dei miti e della memoria sociologica e culturale. Il martirio, visto sotto l’aspetto ecclesiastico-teologico , come l’evento caritativo, ha piuttosto una dimensione teologica, pneumatologica, innografica.

La Chiesa, in questa circostanza, conserva ed offre il dono e la giustificazione del martirio, che attraverso ogni tempo, come abbiamo visto, manifesta nuovamente come testimonianza di fede.
Per la Chiesa non è accettabile qualsiasi tipo di martirio della fede, come ad esempio con il sangue altrui. La grande tentazione sarebbe se ci appoggiassimo alle armi, all’elettronica, all’esercito armato dello Stato forte. Percio’ i Padri della Chiesa, secondo l’analisi universale, come abbiamo visto, si richiamano a qualcosa di diverso. Essi ci invitano a scegliere sempre il martirio . Non c’e’ altra alternativa.

Con questi pensieri saluto di cuore i partecipanti a questo simposio annuale ed invoco sugli stessi la benedizione di Dio.

+ Irinej
Arcivescovo di Peć
Metropolita di Belgrado-Karlovci
Patriarca della Chiesa ortodossa serba

 

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