Messaggio di Olav Fykse Tveit, Segretario generale del consiglio ecumenico delle chiese

XXIV Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa
MARTIRIO E COMUNIONE
Monastero di Bose, 7-10 settembre 2016
in collaborazione con le Chiese ortodosse

Olav Fykse Tveit, Segretario generale del consiglio ecumenico delle chieseMESSAGGIO DI OLAV FYKSE TVEIT, SEGRETARIO GENERALE DEL CONSIGLIO ECUMENICO DELLE CHIESE

Caro fratel Enzo, priore della Comunità di Bose,
vostre eminenze e grazie, reverendi padri,
care sorelle e cari fratelli in Cristo,

è un onore per me salutarvi a nome della comunione del Consiglio ecumenico delle chiese in occasione del XXIV Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa, organizzato dalla Comunità monastica di Bose in collaborazione con le chiese ortodosse. Sono certo che il tema tanto attuale che avete scelto per la riflessione quest’anno, Martirio e comunione, ci arricchirà e ci guiderà nel nostro comune “Pellegrinaggio di giustizia e di pace”.

Esso ci offre altresì l’opportunità di riflettere sull’esemplare processo di studio riguardo a “Una nube di testimoni” che il Consiglio ecumenico delle chiese ha svolto insieme al Monastero di Bose (2008), il quale ha preso in considerazione uomini e donne che, lungo la storia della chiesa, hanno offerto esempi di vita cristiana e hanno lasciato una ricca eredità alla comunità ecumenica. il processo era culminato nella pubblicazione, nel 2010, del volume A Cloud of Witnesses: Opportunities for Ecumenical Commemoration (Una nube di testimoni: opportunità per una commemorazione ecumenica).

Il martirio è il caro prezzo della testimonianza del messaggio di Gesù. Può anche essere visto come una delle conseguenze dell’amore, che sfida l’ingiustizia, l’oppressione e la paura. Il Signore Gesù ha detto: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15,13). Lungo i secoli, a partire dall’inizio dell’era cristiana fino ad oggi, molti seguaci del Signore Gesù Cristo hanno continuato a porre la loro vita in pericolo per servire Dio e la creazione di Dio; e molti di loro sono divenuti martiri come molti lo diventano ancora oggi.

Ci consideriamo benedetti dalle vite e dalla testimonianza dei martiri lungo i secoli e da esse siamo ispirati. Ma esse ci richiamano al contempo le forze malvagie, oppressive e intolleranti che prevalgono in seno all’umanità che continua a perseguitare e martirizzare i seguaci di Cristo.

Nelle comunità cristiane continuiamo a commemorare la vita e il sacrificio dei martiri, compresi quelli della chiesa cristiana primitiva, e di coloro che rendono testimonianza e vengono perseguitati, ancora oggi, in regioni in cui i cristiani sono una minoranza. In molti casi, tuttavia, nei secoli siamo stati noi cristiani a perseguitarci tra di noi, per motivi dottrinali e di pratiche e di interpretazione della fede diverse. Un martire di una comunità era spesso visto come un eretico da parte del gruppo opposto, spesso dominante, potente e oppressivo.

San Paolo scriveva ai cristiani di Corinto: “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui” (1Cor  12,26). Nell’umiltà e attraverso una riflessione contrita, impariamo da coloro che hanno sacrificato le loro vite per gli altri, seguendo le tracce del Signore Gesù. Celebriamo le loro vite e il loro messaggio. Siamo altresì aperti al dirsi dell’altro, cercando la comprensione e il perdono; e aneliamo alla riconciliazione e alla guarigione delle memorie. Facciamo sì che la riflessione su martirio e comunione ci conduca a una miglior comprensione e ci aiuti a fare esperienza dell’unità, preziosa e a caro prezzo, nel Cristo crocifisso e risorto.

Attendo di apprendere maggiormente dagli interventi, dalle discussioni e dalle riflessioni che scaturiranno dal vostro convegno, e vi auguro un’assise proficua e spiritualmente arricchente.

Sinceramente vostro,
Pastore Olav Fykse Tveit

Segretario generale
Consiglio Ecumenico delle Chiese

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