Messaggio di Antonij, Rettore del seminario della facoltà teologica di kiev

XXIV Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa
MARTIRIO E COMUNIONE
Monastero di Bose, 7-10 settembre 2016
in collaborazione con le Chiese ortodosse

MESSAGGIO DI ANTONIJ METROPOLITA DI BORYSPIL E BROVARY

Antonij, Metropolita di Boryspil e Brovary

Reverendissimo padre Enzo Bianchi!
Rispettabili organizzatori, partecipanti e ospiti del convegno!

Saluto cordialmente tutti i partecipanti convenuti al tradizionale convegno di spiritualità ortodossa, che si tiene tra le ospitali mura della comunità monastica di Bose, nota per il suo sincero sforzo di un dialogo aperto e accogliente, e anche per il desiderio di una più profonda conoscenza della tradizione della Chiesa ortodossa.

Il tema dell’incontro di quest’anno è “Martirio e comunione”. Sembrerebbe che queste due realtà siano inconciliabili tra loro. Se una persona per qualche motivo suscita in noi irritazione, noi non cercheremo di avere rapporti con lei; a maggior ragione, se questa comunicazione fosse legata al dolore. Ma se noi guardiamo con maggiore attenzione agli avvenimenti della storia sacra, ci accorgeremo che tra i primi martiri figura l’arcidiacono Stefano, che stando in viva comunione con Dio e in unione con lui, non poté separarsi da ciò che aveva visto nemmeno dinanzi al terrore della morte. Il dolore umano non poté serrargli la bocca. La testimonianza del protomartire fu per questo ancor più forte e persuasiva.

In questo contesto, la comunicazione/comunione è considerata da noi non come una conversazione o un colloquio, ma come comunanza, unità nell’azione. E il martirio come testimonianza al mondo della verità assoluta, è possibile solo in presenza di questa comunicazione/comunione con Dio. In tal caso, al contrario, l’impossibilità di testimoniare la verità diventa una vera tortura. Di questo scrive l’apostolo Paolo: “Guai a me, se non annuncio il vangelo!” (1Cor 9,16).

Congedandosi dai suoi discepoli il Signore diceva: “Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia.” (Gv 16,22). In nome di questa gioia della comunione e del dimorare con Dio le persone erano capaci di farsi dilaniare dalle fiere nel Colosseo, pur di non rompere quella comunione con la rinuncia a Cristo. E in epoca costantiniana, quando le persecuzioni ebbero fine, i cristiani non temettero di continuare ad affrontare le sofferenze, abbracciandole volontariamente per incontrare Dio. Così sorse il monachesimo.

Contrariamente a ciò che può apparire una perdita, il volontario martirio dei monaci, la loro rinuncia al mondo e ai suoi beni, porta alla pienezza della comunione tra Dio e gli uomini. In un monastero athonita si trova uno straordinario affresco, in cui è raffigurata una scala particolare: la luce di Cristo attraverso gli angeli si comunica ai monaci, e questi, a loro volta, la comunicano agli uomini. Non a caso l’antica sapienza popolare, riferita dall’archimandrita Kiprian (Kern), recita: “La luce per i laici sono i monaci, la luce per i monaci, gli angeli”.

Nel 2016 la Chiesa ortodossa ucraina celebra il giubileo del millenario del monachesimo russo antico sulla Santa montagna dell’Athos. Questa vera e propria scuola di unione con Dio e di visione di Dio ha nutrito intere generazioni di asceti e illuminato tutto il mondo. Con le loro grandi ascesi e gli insegnamenti ispirati da Dio, i monaci provenienti dalla Santa montagna lungo i secoli insegnarono al popolo ucraino amante di Dio a sopportare le sofferenze che gli toccavano nella storia, e a testimoniare in tal mondo, che tutto è possibile all’uomo in Cristo che gli dà la forza (cf. Fil 4,13).

Vorrei esprimere la convinzione che il presente convegno permetterà di sviscerare pienamente e approfondire questo tema di grande importanza ed estremamente sfaccettato.

Auguro agli organizzatori, ai partecipanti e ospiti del convegno un lavoro proficuo, un dibattito approfondito e un fruttuoso scambio di esperienza teologica e di vita, e che per la misericordia di Dio possa continuare la buona opera iniziata ventiquattro anni fa tra queste mura,

Con amore del Signore,

Antonij
METROPOLITA DI BORYSPIL E BROVARY, SEGRETARIO GENERALE DELLA CHIESA ORTODOSSA UCRAINA, RETTORE DEL SEMINARIO E DELLA FACOLTA’ TEOLOGICA DI KIEV.

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