Saluto di Marco Arnolfo, Arcivescovo di Vercelli

XXIV Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa
MARTIRIO E COMUNIONE
Monastero di Bose, 7-10 settembre 2016
in collaborazione con le Chiese ortodosse

Saluto di don Marco Arnolfo, Arcivescovo di Vercelli

0cb5096fe5efd880c36705dd948e5692.JPGCarissimi fratelli e sorelle in Cristo,

sono lieto di porgere il mio saluto ai signori relatori, ai partecipanti di tutte le Chiese, ai biblisti, patrologi e teologi, monaci d’oriente e di occidente, a nome di tutte le diocesi della metropolia di Vercelli, che riconosce come padre nella fede sant’Eusebio, un santo invocato dalla Chiesa ancora indivisa come martire per le sofferenze e persecuzioni ricevute. Un saluto affettuoso e riconoscente al carissimo Fratel Enzo e a tutta la Comunità monastica di Bose che ci accoglie.

Conosciamo bene il particolare amore, la cura e la dedizione assidua che questa comunità nutre per la Sacra Scrittura e in particolare per i Salmi, l’antica riserva orante di Israele e della Chiesa.

Quando cantiamo il versetto del Salmo  117 "La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo", pensiamo a come sarà ripreso, con echi completamente nuovi, da Gesù al termine della parabola dei vignaioli omicidi, con riferimento specifico alla sua drammatica vicenda di morte e di gloria (Mt 21, 42).

La stessa frase è richiamata dall’apostolo Pietro nel contesto del primitivo kerigma riportato dagli Atti degli Apostoli: "Questo Gesù è la pietra che, scartata da voi, costruttori, è diventata testata d'angolo. In nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati" (At  4,11-12).

E’ proprio lo stesso “figlio amato”, cacciato e gettato fuori dalla vigna, per andare incontro al suo tragico destino di persecuzione e di morte (secondo Mt  21,39), che diventa così, attraverso la testimonianza volontaria del martirio liberamente scelto ed accettato, semente di una possibilità nuova di rigenerazione, testata angolare dell’edificio destinato ad includere gli eletti e i chiamati alla salvezza di tutti i tempi e di tutti i paesi.

Unicamente guardando a questa “pietra” rigettata dagli uomini, andata liberamente e coraggiosamente incontro al suo tragico destino di martyria confessante per la salvezza dell’umanità, possiamo riscoprire, tutti quanti insieme, le vie di una comunione rinnovata, radicati nell’unica via, unica verità, unica sorgente di una vita nuova.

Questo convegno, che felicemente e annualmente si ripete, è la testimonianza bella e alta che, al di là dei muri di separazione eretti dalla nostra storia, noi possiamo, fondati su quest’unica pietra angolare, edificare insieme l’unico grande edificio dell’amore misericordioso del Signore, per donare al mondo una speranza nuova di riconciliazione e di pace.

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