Messaggio di Youhanna X, Patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente

 

XXV Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa
IL DONO DELL'OSPITALITÁ
Monastero di Bose, 6-9 settembre 2017
in collaborazione con le Chiese ortodosse

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Messaggio di Sua Beatitudine
Youhanna X
Patriarca di Antiochia e di Tutto l’Oriente

Conferenza “Il dono dell’ospitalità”
Monastero di Bose 6-9 Settembre

Sua Santità, Bartolomeo I, Arcivescovo di Costantinopoli, Nuova Roma e Patriarcato Ecumenico
Sua Beatitudine Theodoros II, Papa e Patriarca di Alessandria e di tutta l’Africa

Fratel Luciano Manicardi, Priore di Bose,
Vostre Eminenze,
Reverendi Padri,
Reverendi Professori,
Fratelli e Sorelle,

Ecco, come è bello, come è dolce che i fratelli vivano in unità” (Sal 133,1).

Dalla Chiesa Apostolica di Antiochia, dove “i discepoli per la prima volta furono chiamati cristiani” (At 11,26), vi invio la benedizione apostolica, con un sincero amore e un fraterno abbraccio nel Nostro Signore Gesù Cristo.

Siamo molto contenti di vedere i nostri fratelli riuniti insieme un’altra volta quest’anno, nel benedetto Monastero di Bose, che, tra le altre sue attività, è organizzatore e promotore di questo convegno annuale sulla spiritualità della nostra Chiesa Ortodossa. Soprattutto siamo felici dell’interesse del monastero nello studiare gli insegnamenti dei Santi Padri della nostra Chiesa, le forme di pietà, le esperienze di purificazione, e l’ascesa verso Dio, come è stata vissuta nell’Oriente cristiano, e trascritta in luminose parole. L’importanza che voi riservate alla spiritualità della Chiesa Ortodossa Orientale è un’espressione sincera del vostro desiderio di avvicinarvi, di aprirvi e stabilire un dialogo riguardo a questioni comuni a tutti i cristiani: i semi spirituali che nutrono la nostra pratica del Vangelo e del mistero della Chiesa, il Corpo di Cristo e il tempio della sua gloria. Questo desiderio e questa cura da parte vostra ci ha sempre incitati a prendere parte attiva all’opera di raduno e unità dei cristiani in tutto il mondo. Inoltre, siamo profondamente confortati al percepire in voi un sentimento spirituale e un desiderio orientati alla persona del Signore Gesù, la Fonte di ogni luce nella nostra vita.

Quest’anno, il tema del vostro convegno – “Il dono dell’ospitalità” – ci ricorda che il mistero della Chiesa si fonda sull’abbraccio allo straniero. “Il mio prossimo” è adesso ogni uomo che apre il proprio grembo di misericordia, proprio come il Buon Samaritano, per prendersi cura dello straniero e del senzatetto, e farsene carico. Oggigiorno abbiamo assolutamente bisogno di ricordarci della benevolenza di Dio Padre che non si è rifiutato di donare il proprio Figlio Unigenito per la nostra salvezza, in riscatto delle moltitudini, allo scopo di accoglierci nella sua Casa e offrirci la gioia del suo caldo abbraccio, sebbene siamo stranieri per natura al trono della Grazia. Egli ci ha resi figli per grazia e ci ha accolti come ospiti nella Tenda della sua Gloria.

Non voglio nascondervi che nel nostro paese oggi il nostro motto sono le parole del Salmo: “Ogni scampo è perduto per me e nessuno si è preso cura della mia anima. A te Signore ho gridato e ho detto: Sei tu il mio rifugio e la mia porzione nella terra dei viventi” (Sal 141,4-5). Queste parole riassumono la condizione dei nostri figli che sono diventati senza dimora a causa delle guerre portate avanti nella nostra regione dalle potenze mondane. Sembra che adesso noi siamo diventati un peso per i popoli; essi evitano di accogliere o perfino di aiutare uomini che sono sfuggiti al fuoco di guerre locali suscitate per la convenienza e gli interessi di tali potenze. Perfino i nostri fratelli nella chiesa, dai quali noi attendevamo qualche consolazione, sembrano presi da priorità, progetti e aspettative che hanno fatto loro dimenticare il povero Lazzaro reietto e le sue piaghe che i cani andavano a leccare.

“Non vogliamo infatti che ignoriate, fratelli, come la tribolazione, che ci è capitata in Asia, ci abbia colpiti oltre misura, al di là delle nostre forze, tanto che disperavamo perfino della nostra vita. Abbiamo addirittura ricevuto su di noi sentenza di morte, perché non ponessimo fiducia in noi stessi, ma nel Dio che risuscita i morti. Da quella morte però egli ci ha liberato e ci libererà, e per la speranza che abbiamo in lui ancora ci libererà” (2Cor 1,8-10).

Davvero, fratelli, nella Santa Chiesa Apostolica di Antiochia, nonostante tutte le guerre, i rapimenti, e gli spostamenti di popolazione, restiamo ancora aggrappati alla consolazione della speranza e dell’amore verso i nostri fratelli. Il nostro dialogo con loro è un’evidente espressione della nostra fede nell’Unico che scaccia l’oscurità, la tristezza e la sofferenza in questo mondo attraverso la luce della Sua resurrezione.

Possa Dio benedire il vostro convegno e i vostri nobili sforzi, per la gloria del Nostro Signore Gesù Cristo, e possa Egli solo ricevere gloria in tutto. Amen.

Youhanna X, Patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente

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