Messaggio di Chrysostomos II, arcivescovo di Cipro

XXV Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa
IL DONO DELL'OSPITALITÁ
Monastero di Bose, 6-9 settembre 2017
in collaborazione con le Chiese ortodosse

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SALUTO DI SUA BEATITUDINE
L’ARCIVESCOVO DI CIPRO Chrisostomos II

AL 25 CONVEGNO ECUMENICO INTERNAZIONALE DI SPIRITUALITA ORTODOSSA
SUL TEMA “IL DONO DELL’OSPITALITà”.
MONASTERO DI BOSE, ITALIA

Reverendissimo igumeno della Comunità monastica di Bose, p. Luciano Manicardi,
Igumeno emerito e presidente del Comitato scientifico, p. Enzo Bianchi,
venerabili padri,
signore e signori,

Corrispondendo al vostro invito, partecipiamo con gioia al vostro Convegno di quest’anno rappresentati dal vescovo Grigorios di Mesaoria. Ci congratuliamo di cuore con Lei, santo igumeno, come pure con l’igumeno emerito, presidente del Comitato scientifico, p. Enzo Bianchi, e con i vostri eletti collaboratori, così come come i membri del Comitato scientifico del rpesente convegno, per la scelta di questo tema così significativo: “Il dono dell’ospitalità”.

La concreta offerta dell’amore attraverso l’istituzione dell’ospitalità, già nell’antica Grecia, che non aveva ancora conosciuto il messaggio celeste di Cristo, veniva considerata atto di Dovere e di Virtù. Ma in particolare i greci consacrarono come protettori degli stranieri Zeus stesso, il “padre degli dèi e degli uomini”, al quale fu attribuito il titolo di “Zeus Xenio”, e la sua sapiente figlia Atena, alla quale fu parimenti attribuito il titolo di “Xenia”. L’eventuale empietà nei confronti dello straniero era considerata un atto di tracotanza contro lo stesso Zeus Xenio e contro Atena Xenia.

Omero riporta questo episodio estremamente commovente. Durante la guerra di Troia, Diomede, in campo greco, e Glauco, in campo troiano, erano già pronti a combattere in duello mortale; nel dialogo precedente il combattimento Diomede scoprì però che suo nonno Oineo aveva ospitato il nonno di Glauco, Bellerofonte, e allora:

Gioí Diomede potente nel grido,
piantò la lancia dentro la terra nutrice di molti,
e parlò con parole di miele al pastore d’eserciti:
‘Ma dunque tu sei ospite ereditario e amico per me! …
Scambiamoci le armi l’un l’altro; anche costoro
sappiano che ci vantiamo d’essere ospiti antichi’.
Parlando così, balzarono giù dai cavalli,
e presero l’uno la mano dell’altro, si dettero fede”1

Considerando questo evento, constatiamo che attraverso la sacra istituzione dell’ospitalità non solo non solo si sviluppano relazioni fraterni, ma la nozione e il valore dell’uomo assumono la loro divina e autentica finalità. Si rende il necessario rispetto e il dovuto onore a ogni altro compagno di umanità perfino in tempo di guerra.

Sullo stesso piano morale si muove l’Antico Testamento. In particolare nel Levitico Dio ammonisce così gli ebrei: “Quando un forestiero dimorerà presso di voi nella vostra terra, non lo opprimerete. Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi: tu l’amerai come te stesso, perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio” (Lv 19,33-34).

Il dono dell’ospitalità ha un tale e così grande valore che nella nostra iconografia bizantina la Santa Trinità viene rappresentata attraverso la philoxenía (l’ospitalità) di Abramo.

I padri della chiesa, in questo episodio biblico di calorosa accoglienza dei tre stranieri, i quali erano angeli inviati da Dio e rappresentavano le tre persone del Dio Trinità, videro la prefigurazione del mistero della Santa Trinità, la quale fu pienamente rivelata nel Nuovo Testamento. Per questo, in età già molto antica, l’ospitalità di Abramo fu rappresentata in icone e dipinti in due modalità: una è la rappresentazione dei tre angeli con la scritta “Santa Trinità”, mentre l’altra reca il titolo: “L’ospitalità di Abramo”.

L’interpretazione patristica della philoxenía di Abramo come manifestazione della Santa Trinità passò anche nei tropari della nostra chiesa. Così un tropario della Domenica del paralitico presenta questo splendido simbolismo: “Abramo, essendo forestiero (metoikos), fu giudicato degno di accogliere in figura l’unico Signore in tre ipostasi, sovraessenziale, ma in forme umane” (Canone del Mesonyktikón, ode sesta).

Lo stesso Signore indica il grande valore dell’ospitalità nel racconto del giudizio futuro: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria … Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: ‘Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25,31.34-35).

Era logico che, seguendo gli insegnamenti del Signore, anche Paolo facesse le stesse raccomandazioni. Per questo raccomanda ai romani: “La carità non sia ipocrita … Condividete le necessità dei santi, siate premurosi nell’ospitalità” (Rm 12,9.13). E nella Lettera agli ebrei troviamo scritto: “L’amore fraterno resti saldo. Non dimenticate l’ospitalità, alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli” (Eb 13,1-2).

Il sacro innografo degli uffici della Grande e santa settimana, impregnato anche lui del valore dell’ospitalità, ci presenta Giuseppe di Arimatea che “supplica Pilato dicendo:
Dammi questo straniero, che dall’infanzia come straniero si è esiliato nel mondo.
Dammi questo straniero, che i suoi fratelli di razza hanno odiato e ucciso come straniero.
Dammi questo straniero, di cui stranito contemplo la morte strana.
Dammi questo straniero, che ha saputo accogliere poveri e stranieri
Dammi questo straniero…2.

Non mi sarebbe possibile concludere il mio saluto senza dire due parole sull’arcivescovo di Cipro sant’Epifanio che, all’inizio e nel seguito del suo noto discorso sul seppellimento del corpo divino del Signore, ripete più volte l’invocazione:

Dammi un morto da seppellire, il corpo di quel Gesù … lo straniero, sconosciuto fra gli stranieri … Dammi questo straniero. Che te ne fai del corpo di questo straniero? Dammi questo straniero; è venuto qui da una terra lontana per salvare lo straniero, è disceso nelle tenebre per ricondurre lo straniero. Dammi questo straniero; lui solo è straniero. Dammi questo straniero di cui noi stranieri ignoriamo la patria. Dammi questo straniero di cui noi stranieri ignoriamo dove e come nacque. Dammi questo straniero che da straniero visse la sua esistenza straniera. Dammi questo straniero nazareno che qui non ha dove posare il capo (Mt 8,20 e par.). Dammi questo straniero, che come straniero senza dimora è stato generato in una mangiatoia. Dammi questo straniero che dalla mangiatoia fugge, come straniero, da Erode. Dammi questo straniero che fin dalle fasce è stato ospitato in Egitto, poiché non aveva città, villaggio, casa, abitazione, parenti, che dimora in tutt’altra regione e tutto possiede3.

Credo che il frutto interiore che dobbiamo raccogliere da questo convegno internazionale sia il dovere che tutti abbiamo di mettere in pratica quell’esortazione così fondamentale di Gregorio il Teologo: “Accogli gli stranieri, non diventare straniero a Dio!”4. Queste parole teologiche sono un’estensione della sentenza di Menandro: “Accogli gli stranieri, anche tu puoi essere straniero!”, e racchiudono tutta la grandezza della spiritualità ortodossa che siamo tutti chiamati ad approfondire e a vivere in spirito di umiltà, di riconciliazione e di accoglienza verso la persona del nostro più vicino compagno di umanità, come tutti riceviamo ospitalità dal Signore nel tempo presente e in quello futuro, il Regno di Dio preparato per l’essere umano, coronamento della sua creazione.

Auguriamo una buona riuscita ai lavori di questo convegno e risultati fruttuosi dalle utili relazioni e conversazioni che avranno luogo in questi giorni.

Con fervide preghiere,
+ Chrysostomos arcivescovo di Cipro
Sacro Arcivescovado di Cipro 6 settembre 2017

1 Omero, Iliade, libro VI,212-213.230, a cura di R. Calzecchi Onesti, Torino 1990, p. 209.
2 Cf. Santo e grande Venerdì, orthros, in Anthologhion di tutto l’anno II, Roma 2000, pp. 1127-1128.
3 Epifanio, Sul santo e grande sabato, in Cristo è veramente risorto, a cura di L. Cremaschi, Testi dei padri della chiesa 86, Magnano 2007, pp. 19-20.
4De testamentis et adventu Christi.

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